Il servizio Nido rappresenta un pilastro fondamentale delle politiche comunali, cruciale per il sostegno alle famiglie e per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro. Nonostante i progressi registrati a livello nazionale, la copertura della domanda rimane fortemente disomogenea, evidenziando marcate differenze territoriali e di dimensione dei comuni.
Mentre alcuni territori, grazie a investimenti mirati, mostrano incrementi significativi, altri continuano a manifestare squilibri tra la spesa sostenuta e i benefici distribuiti, con la Calabria che, secondo il Cnel, si conferma in una posizione critica.
La media nazionale e il divario Nord-Sud
La Relazione annuale sui servizi pubblici 2025 del Cnel, presentata lo scorso ottobre, sottolinea che il tasso di copertura (percentuale sulla popolazione 0-2 anni) si attesta su una media nazionale del 17,6%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+7%).
I valori più elevati si concentrano nei piccoli comuni del Centro (52,8%), con l’Umbria che emerge come regione leader con il 44% di copertura (+150%). Al contrario, il Sud Italia registra una media decisamente inferiore, fermandosi al 7,3%, ben distante dai dati di Centro (22,5%), Nord-Est (24%) e Nord-Ovest (17,8%).
Si osserva un segnale positivo nell’incremento della copertura nei centri più piccoli del Sud (+68%), portando il valore all’8,1%, ma questo non è sufficiente a colmare il divario.
La spesa non si traduce in copertura al Sud
Per quanto riguarda la spesa (dati 2022), il costo medio per bambino accolto è di 8088 euro (+1% rispetto all’anno precedente). Si registrano minimi in Molise (3031 euro) e massimi in Liguria (11219 euro) e Lazio (10503 euro).
Particolarmente rilevante è l’andamento nei grandi comuni del Sud, dove la spesa cresce in modo significativo (+54%) senza però tradursi in un parallelo aumento dei livelli di copertura. In queste realtà, infatti, le risorse tendono a concentrarsi su un numero limitato di beneficiari, esacerbando le disuguaglianze già presenti.
La mappa provinciale: Catanzaro e Reggio Calabria maglie nere
L’analisi per provincia evidenzia la situazione più critica proprio in Calabria. Le città di Catanzaro e Reggio Calabria presentano indici di copertura tra i più bassi d’Italia, occupando le ultime posizioni della graduatoria nazionale.
In cima alla classifica si trovano Perugia (52,6% di copertura), Bologna (41,7%) e Prato (37,6%). In fondo alla graduatoria, invece, restano:
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Caserta: 1,3% (in aumento del +49%)
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Catanzaro: 2,6% (in aumento del +30%)
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Reggio Calabria: 3,7% (in diminuzione del -17%)
Nonostante il lieve aumento della copertura registrato a Catanzaro, il valore assoluto resta estremamente basso. La situazione di Reggio Calabria è l’unica tra gli ultimi posti a segnare un’allarmante diminuzione dell’indice di copertura.
Il quadro regionale, dunque, riflette un persistente e profondo squilibrio nell’accesso a un servizio essenziale per l’equilibrio sociale ed economico delle famiglie.



