L’Italia dei prezzi non è affatto un territorio omogeneo, ma appare come un Paese profondamente spaccato in due dalle dinamiche del consumo.
L’ultima indagine condotta dal Codacons, che ha messo a confronto il costo di un paniere di beni e servizi essenziali in 18 grandi città italiane, restituisce una fotografia nitida delle disparità economiche che gravano sui cittadini.
Milano si conferma la città più cara d’Italia, mentre Catanzaro emerge come il punto di riferimento nazionale per il risparmio quotidiano, posizionandosi stabilmente tra i centri dove vivere pesa meno sul portafoglio.
Nel 2025, per lo stesso paniere che include alimentari, servizi alla persona e spese correnti, nel capoluogo lombardo si arriva a spendere la cifra di 598,95 euro. Si tratta di un valore superiore del 62% rispetto alle realtà più economiche. All’estremo opposto della graduatoria, accanto a Napoli e Palermo, spicca Catanzaro, dove la medesima combinazione di acquisti costa molto meno, offrendo un argine concreto al bilancio delle famiglie in una fase storica segnata da un’inflazione persistente e salari che faticano a crescere.
Il primato della convenienza calabrese diventa ancora più evidente se si isola il dato relativo alla spesa alimentare. Per acquistare 28 prodotti di largo consumo, che spaziano dall’ortofrutta alla carne e dalla pasta al pesce, a Catanzaro sono sufficienti circa 165 euro. Questa cifra rende il capoluogo calabrese la città più economica in assoluto, superando anche Napoli (168 euro) e Bari (172 euro). Il divario con il Nord è impressionante se si considera che a Bolzano la stessa spesa costa 220 euro, ovvero oltre un terzo in più.
L’indagine del Codacons evidenzia inoltre curiose distorsioni territoriali che raccontano le diverse abitudini e possibilità di spesa degli italiani. Un semplice panino al bar può costare meno di 3 euro in alcune città del Mezzogiorno, mentre a Milano supera agevolmente la soglia dei 5 euro. Anche nel settore della salute le differenze sono marcate: un’otturazione dal dentista raggiunge i 176 euro ad Aosta, mentre a Napoli il prezzo si ferma intorno ai 70 euro.
In questo scenario, Catanzaro si distingue per prezzi più accessibili sui beni di prima necessità, garantendo una sostenibilità economica preziosa per le fasce più deboli, come pensionati e famiglie numerose. Il minor costo della vita diventa un fattore decisivo in un Paese dove il potere d’acquisto è drasticamente diminuito. Più che una semplice statistica, questi numeri rappresentano il racconto di un’Italia in cui il carrello della spesa rimane uno dei pochi strumenti per contrastare la crisi economica.



