È un rientro segnato dal silenzio e da un dolore profondo quello delle giovani vittime italiane della tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Dopo la conclusione delle operazioni di identificazione dei corpi, un volo dell’Aeronautica militare ha riportato in Italia i ragazzi morti nel devastante incendio che ha trasformato una notte di festa in una tragedia collettiva, costata la vita a 40 giovani e lasciando 121 feriti.
Questa mattina, intorno alle 11, è iniziato il rimpatrio di cinque delle sei salme dei giovani italiani. Dal centro funerario di Sion è partito il corteo funebre diretto all’aeroporto militare della città svizzera, dove i feretri sono stati imbarcati su un aereo C-130 dell’Aeronautica militare. Il velivolo è decollato alle 12.10 ed è atterrato poco prima delle 13 all’aeroporto di Milano Linate, primo punto di arrivo di un viaggio che segna il ritorno a casa di vite spezzate nel fiore degli anni.
Da Linate, i feretri dei sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo raggiungeranno Milano. Quello del loro coetaneo Giovanni Tamburi sarà trasferito a Bologna, mentre Genova accoglierà la salma del quasi diciassettenne Emanuele Galeppini. Il volo dell’Aeronautica militare proseguirà poi verso Roma Ciampino, dove nel pomeriggio arriverà il feretro del sedicenne Riccardo Minghetti.
A differenza degli altri ragazzi, Sofia Prosperi, 15 anni, nata a Roma ma residente nel Canton Ticino, non rientrerà in Italia. La giovane rimarrà in Svizzera, dove è stato fissato l’ultimo saluto: i funerali si terranno mercoledì pomeriggio alle 14.30 nella cattedrale di San Lorenzo, a Lugano.
Cinque bare che tornano in patria e una che resta oltre confine raccontano una tragedia che non conosce confini né nazionalità. Sei nomi, sei storie, sei famiglie travolte da un dolore indicibile. Le città italiane e la Svizzera si preparano ora ad accogliere questi ragazzi con il silenzio e il rispetto dovuti a vite interrotte troppo presto.
L’Italia oggi piange i suoi giovani, vittime innocenti di una notte che doveva essere di festa. Un tristissimo rientro che lascia un vuoto profondo e una ferita aperta nel cuore di un’intera generazione, con la promessa, collettiva, di non dimenticare.



