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Calabria e Alta Velocità: quando il ritardo diventa l’unica certezza

L’immagine della Calabria ferroviaria nel 2025 è quella di un binario morto per la puntualità.

Il dossier “Altra Velocità 2025”, pubblicato da Europa Radicale, scatta una fotografia impietosa del trasporto su ferro, descrivendo una regione intrappolata in un sistema che trasforma il viaggio in un’incognita costante.

Quello che emerge non è un semplice elenco di disservizi casuali, ma una fragilità strutturale che penalizza sistematicamente il Sud rispetto al resto d’Italia.

I dati raccolti delineano un quadro di ritardi cronici dove l’eccezione è diventata la regola. La Calabria si ritrova ai margini di una rete progettata e manutenuta con standard differenti rispetto al Centro-Nord, pagando un divario infrastrutturale che incide direttamente sulla vita di migliaia di passeggeri.

I numeri del disastro sui binari

I singoli collegamenti analizzati nel rapporto mostrano percentuali di puntualità che rasentano lo zero. Il caso più eclatante è il Frecciarossa 9588 Reggio Calabria–Torino: nel corso di dodici mesi, questo treno ha registrato un ritardo medio di 29 minuti, riuscendo ad arrivare in orario solo nel 4% dei casi. In pratica, su un intero anno, solo 13 arrivi sono stati puntuali.

Situazioni analoghe colpiscono il FR 9658, sempre sulla direttrice verso Torino, con una puntualità dell’8% e un ritardo medio di 28 minuti, e il FR 8519 Bolzano–Sibari, che si ferma al 6% di arrivi in orario. Particolarmente critico è stato il mese di maggio 2025 per il FR 8419 Venezia–Reggio Calabria, che per trenta giorni consecutivi non è mai riuscito a rispettare la tabella di marcia.

Il corridoio della fragilità

Il cuore del problema risiede in quello che il dossier definisce il “Corridoio tirrenico meridionale”. La tratta Salerno–Reggio Calabria è descritta come un’area afflitta da criticità operative persistenti. Nonostante il volume di traffico sia inferiore a quello delle linee settentrionali, l’intensità e la frequenza dei ritardi sono paradossalmente più elevate.

Il dossier evidenzia come i treni a lunga percorrenza accumulino disservizi chilometro dopo chilometro. Senza collegamenti alternativi o una rete secondaria capace di assorbire l’impatto di un guasto o di un rallentamento, il ritardo si propaga inevitabilmente fino al capolinea, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di recupero.

Le giornate nere del 2025

L’anno appena trascorso ha vissuto momenti di vera paralisi. Il 13 novembre è stato indicato come il giorno più nero per i trasporti calabresi: il FR 8418 Paola–Salerno ha accumulato l’incredibile ritardo di 521 minuti, costringendo i passeggeri a un’attesa di quasi nove ore. Nello stesso giorno, il FR 9584 Scalea–Maratea ha superato i 414 minuti di ritardo.

Questi picchi, insieme ai 303 minuti registrati dal FR 9658 il 16 agosto, confermano che il sistema non è in grado di gestire le criticità, lasciando i viaggiatori in uno stato di totale incertezza. Il rapporto di Europa Radicale conclude che per chi parte dalla Calabria, il ritardo non è più un imprevisto, ma una probabilità concreta legata alla gestione stessa della rete nazionale.