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Caos all’Annunziata, la foto di Guccione: “Ambulanze in coda e pazienti in attesa”

La situazione della sanità calabrese torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico dopo l’ennesima segnalazione riguardante il principale nosocomio della provincia di Cosenza.

Al centro della denuncia c’è l’ospedale Annunziata, dove le immagini scattate nelle ultime ore mostrano uno scenario di paralisi operativa che colpisce direttamente il sistema di emergenza-urgenza.

Il blocco dei mezzi di soccorso

Le fotografie diffuse mostrano una lunga fila di autoambulanze ferme nel piazzale antistante l’ingresso del pronto soccorso. I mezzi rimangono bloccati per ore a causa dell’impossibilità di procedere allo “sbarellamento” dei pazienti.

Questa pratica, che dovrebbe essere immediata per consentire alle ambulanze di tornare operative sul territorio, si scontra con la saturazione dei posti letto e la cronica carenza di barelle all’interno della struttura ospedaliera. Il risultato è un effetto domino che sottrae mezzi di soccorso alla rete del 118, lasciando potenzialmente scoperte altre emergenze nell’area urbana e nella provincia.

La denuncia di Carlo Guccione

Sulla vicenda è intervenuto con fermezza Carlo Guccione, figura storica della politica regionale e da tempo impegnato nel monitoraggio delle criticità sanitarie in Calabria. L’ex consigliere regionale del Partito Democratico ha utilizzato toni duri per descrivere una realtà che sembra non trovare soluzioni strutturali nonostante le ripetute segnalazioni.

“Ecco come funziona il pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza: file interminabili di autoambulanze in attesa di sbarellare i pazienti. Vergogna”, ha dichiarato Guccione, accompagnando le sue parole con la documentazione fotografica raccolta davanti ai cancelli dell’Annunziata. La critica punta il dito contro una gestione che costringe pazienti e operatori sanitari a turni estenuanti e attese che mettono a rischio la tempestività delle cure.

Le ripercussioni sul territorio

Il fenomeno delle ambulanze bloccate, noto tecnicamente come “boarding”, rappresenta uno dei punti più critici dell’organizzazione sanitaria calabrese. Quando una barella del 118 resta occupata all’interno del pronto soccorso perché non vi è un posto letto o una barella ospedaliera disponibile, l’intero sistema di soccorso provinciale subisce un rallentamento. Gli operatori del 118 si trovano costretti a presidiare il paziente fuori dai reparti, impossibilitati a rientrare in servizio per nuove chiamate.