Il dibattito politico sulla nuova normativa contro la violenza di genere si accende a causa di una modifica sostanziale apportata al testo base durante il passaggio in Senato.
Rosellina Madeo, esponente del Partito Democratico, ha espresso una ferma condanna verso la scelta di eliminare il termine consenso, sostituendolo con espressioni più generiche come “atti compiuti contro la persona”. Questa variazione, secondo Madeo, non rappresenta una semplice sfumatura terminologica, ma un pericoloso arretramento giuridico e culturale.
Il rischio dello spostamento dell’onere probatorio
La preoccupazione principale riguarda la dinamica processuale che deriverebbe da tale modifica. Eliminando il concetto centrale di consenso, il focus si sposta inevitabilmente sulla dimostrazione del dissenso. “Dunque scompare un termine, e con esso il concetto cristallino e diretto dell’essere consenzienti”, ha dichiarato Madeo, sottolineando come l’attenzione e il peso del processo rischino di ricadere interamente sulla vittima.
In questo scenario, non sarebbe più l’imputato a dover dimostrare l’esistenza di un accordo esplicito, ma la donna a dover provare di aver manifestato chiaramente la propria volontà contraria. Secondo l’esponente dem, si tratta di “un calcio all’autodeterminazione femminile” che riporta il sistema giustizia verso una cultura patriarcale dove la negazione della volontà diventa l’unico parametro di giudizio.
I dati sulla violenza di genere in Calabria
Il contesto in cui si inserisce questa discussione è reso ancora più allarmante dai dati territoriali. La relazione dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere evidenzia per la Calabria numeri preoccupanti: la regione si posiziona al terzo posto a livello nazionale per indice di delittuosità rispetto agli abitanti.
Nel 2024, la Calabria ha raggiunto il quinto posto in Italia per i reati di stalking, con un’incidenza del 40,17 rispetto a una media nazionale del 33,64. Nonostante l’impegno costante dei Centri antiviolenza e delle Forze dell’ordine, persiste un drammatico sommerso alimentato dalla paura di denunciare e da un paralizzante senso di vergogna che colpisce le vittime.
Un appello al Governo per la tutela delle vittime
Madeo ha ricordato come, nel novembre scorso alla Camera, il testo avesse trovato una convergenza bipartisan, testimoniata dall’intesa tra la segretaria Elly Schlein e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La riscrittura attuale del testo, tuttavia, sembra tradire quello spirito di collaborazione.
“Inaccettabile un passo indietro di questo tipo, ancor più se si pensa che l’autrice del nuovo testo della legge e la Presidente del Consiglio siano entrambe donne”, ha incalzato Madeo. L’appello rivolto all’Esecutivo è quello di rivedere immediatamente il testo, tornando a confrontarsi con l’opposizione per evitare una legge che, focalizzandosi sulla “mancata volontà” anziché sul consenso, finisca per colpevolizzare ulteriormente chi ha già subito una violenza.



