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San Ferdinando, tra allerte meteo e baracche. L’assemblea dei braccianti sollecita un nuovo incontro istituzionale

L’arrivo del ciclone Ulrike sta alimentando una profonda preoccupazione tra i braccianti africani della Piana di Gioia Tauro.

Nella giornata dell’11 febbraio, l’associazione Terra e Libertà ha tenuto un’assemblea molto partecipata per discutere le criticità legate alle condizioni climatiche avverse che stanno colpendo la regione, mettendo a nudo la fragilità di chi risiede nella baraccopoli di San Ferdinando.

Le ripetute allerte meteo delle ultime settimane hanno infatti aggravato una situazione già segnata da una precarietà estrema, esponendo centinaia di lavoratori agricoli a rischi sanitari e di sicurezza a causa di alloggi di fortuna vulnerabili a pioggia, vento e gelo.

La richiesta di un confronto urgente con la Prefettura

Durante l’incontro è emersa la necessità impellente di fare chiarezza sul futuro abitativo dei lavoratori. Per questo motivo, è stata condivisa la decisione di sollecitare un nuovo incontro con il Prefetto di Reggio Calabria. L’obiettivo è dare continuità al dialogo iniziato lo scorso 29 ottobre, quando era stato delineato un percorso istituzionale per affrontare in modo strutturale la crisi abitativa. Con il peggioramento del tempo, i rappresentanti dei braccianti intendono conoscere lo stato dell’arte e le tempistiche reali per l’attuazione delle soluzioni precedentemente prospettate.

Verso il superamento della baraccopoli di San Ferdinando

USB Reggio Calabria e l’associazione Terra e Libertà hanno ribadito la propria proposta per accelerare la transizione verso alloggi dignitosi. Le organizzazioni hanno confermato la disponibilità a contribuire gratuitamente alla gestione partecipata di una parte delle palazzine situate in Contrada Serricella. Questa soluzione viene indicata come la via maestra per superare definitivamente la realtà delle baracche, attraverso un modello di responsabilità condivisa con le istituzioni.

L’urgenza di sbloccare gli appartamenti disponibili

La permanenza forzata di centinaia di braccianti in insediamenti precari appare ancora più ingiustificata a fronte della presenza di appartamenti già pronti ma tuttora chiusi. Garantire condizioni di vita adeguate a chi sostiene l’economia agricola del territorio è diventata una priorità non più rimandabile. L’attuale emergenza climatica impone un’accelerazione del percorso avviato mesi fa, affinché la dignità e la sicurezza dei lavoratori non restino subordinate a tempi burocratici eccessivamente lunghi.