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L’eredità di Pietro Mancini tra storia e memoria a 150 anni dalla nascita

Il 18 febbraio 1968 si spegneva nella sua casa nel centro storico di Cosenza Pietro Mancini, figura centrale del socialismo italiano e protagonista della ricostruzione democratica del Paese.

La ricorrenza della sua scomparsa coincide quest’anno con un altro importante anniversario: i 150 anni dalla nascita, avvenuta a Malito l’8 luglio 1876. Per onorare questa doppia ricorrenza, la Fondazione Giacomo Mancini (FGM) ha promosso una serie di iniziative volte a riscoprire il profilo umano e politico di un uomo che ha attraversato le fasi più delicate della storia d’Italia.

Il testamento morale di un fedele servitore del popolo

Il rigore morale di Mancini emerge con forza dalle parole contenute nel suo testamento politico. In quelle righe, l’avvocato e professore di filosofia delineò le disposizioni per il suo ultimo commiato, chiedendo sobrietà e simboli che rappresentassero l’essenza della sua esistenza.

“I miei funerali dovranno essere esclusivamente di rito civile. Senza pompa e senza fiori. Un solo fascio di garofani rossi di mia moglie e dei miei figlioli. Un carro di terza classe e sulla bara la mia toga simbolo del mio lavoro e la bandiera rossa simbolo della mia fede. Fui sempre fedele al popolo ed a questa fedeltà debbono crescere i miei figliuoli e i miei discendenti. I compagni non dimentichino ed abbiano fede nel socialismo, la sola verità del mondo. Chi mi vuole visitare al camposanto mi visiti il primo maggio deponendo un garofano rosso dinanzi la mia tomba”.

Queste disposizioni testimoniano l’indissolubile legame tra la professione forense e la militanza politica, vissute entrambe come un servizio alla collettività e alle classi più umili.

Una vita al servizio delle istituzioni e della libertà

Il percorso di Pietro Mancini è segnato da primati e da un impegno costante contro l’oppressione. Fu il primo deputato socialista eletto in Calabria e Lucania, oltre a essere considerato il fondatore del socialismo meridionale. Durante il ventennio, la sua ferma opposizione al regime lo rese vittima di persecuzioni fasciste, ma non ne scalfì la determinazione.

Dopo la Liberazione, il suo contributo alla nascita della Repubblica fu determinante. Ricoprì l’incarico di prefetto di Cosenza e fu ministro nel primo governo dell’Italia liberata. La sua statura istituzionale lo portò a essere membro dell’Assemblea Costituente, senatore di diritto e componente di diritto della Corte Costituzionale, lasciando un’impronta indelebile nell’assetto giuridico e sociale della nazione.

La storia di Mancini diventa un fumetto

Per rendere accessibile la sua biografia anche alle nuove generazioni, la Fondazione Giacomo Mancini, guidata dal nipote Pietro e con la partecipazione nel Consiglio d’Amministrazione del trisnipote omonimo, ha annunciato la pubblicazione di un volume illustrato.

Il fumetto, intitolato “Pietro Mancini, il primo socialista” ed edito da Rubbettino, arriverà nelle librerie tra poche settimane. L’opera si propone di raccontare attraverso il linguaggio delle immagini le tappe fondamentali di una vita dedicata alla giustizia sociale e alla democrazia, offrendo uno strumento di divulgazione che unisce rigore storico e modernità narrativa.