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Calabria maglia nera per l’obesità infantile: il nodo del riparto dei fondi sanitari

L’approvazione definitiva della legge sulle disposizioni per la cura e la prevenzione dell’obesità segna un punto di svolta nel panorama sanitario italiano.

Il provvedimento riconosce formalmente l’obesità come una patologia cronica e un fattore di rischio primario per numerose altre malattie. Questa novità normativa assume un rilievo particolare in Calabria, dove i dati della sorveglianza Okkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità confermano una situazione critica: la regione si posiziona infatti ai vertici nazionali per diffusione dell’obesità in età pediatrica, superata solo dalla Campania.

Un primato che contrasta con la storia del territorio

Il dato attuale appare paradossale se confrontato con la storia scientifica e amministrativa della regione. La Calabria è il luogo in cui il fisiologo Ancel Keys, a partire dal 1958 con il celebre Seven Countries Study, identificò i benefici della dieta mediterranea per la longevità e la salute cardiovascolare. Nonostante queste radici profonde, il cambiamento degli stili di vita e il consumo di alimenti ultra-processati hanno eroso il modello tradizionale.

Già nel 2004 la Regione Calabria aveva tentato di giocare d’anticipo, varando un progetto organico per la prevenzione del sovrappeso infantile con protocolli avviati nel 2006. Tuttavia, secondo il dottor Giacinto Nanci, medico di famiglia ed ex ricercatore Health Search, l’efficacia di tali interventi ha subito un brusco rallentamento con l’avvio del Piano di Rientro sanitario nel 2009. Nanci sottolinea come le logiche di contenimento della spesa abbiano prevalso sugli investimenti in prevenzione, portando a un incremento dei pazienti cronici superiore rispetto a regioni con una popolazione simile.

Il nodo delle risorse e i criteri di riparto

Con l’entrata in vigore della nuova legge nazionale, il fulcro del dibattito si sposta ora sulla distribuzione delle risorse che verrà decisa in sede di Conferenza Stato-Regioni. La preoccupazione principale riguarda i criteri di assegnazione dei fondi: se dovesse prevalere il solo parametro demografico, la Calabria rischierebbe di ricevere finanziamenti non proporzionati alla reale gravità dell’emergenza sanitaria sul territorio.

Diventa quindi centrale la richiesta di utilizzare indicatori basati sul bisogno sanitario effettivo. In questa direzione si muove l’esortazione rivolta al governatore Roberto Occhiuto, affinché si faccia portavoce di un riparto equo che tenga conto dell’incidenza della patologia.

La necessità di un fronte comune per la prevenzione

La gestione della crisi richiede un’azione coordinata che coinvolga amministratori locali, ordini professionali e il mondo della scuola. L’obiettivo è trasformare la norma in interventi concreti che possano invertire la tendenza degli ultimi decenni.

“È necessaria una decisa battaglia istituzionale per garantire ai bambini calabresi prevenzione efficace e accesso adeguato alle cure”, ha dichiarato il dottor Giacinto Nanci, evidenziando come la tutela della salute dei minori debba tornare a essere una priorità strutturale della politica regionale e nazionale.