Si chiude nel reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano l’esistenza di Benedetto “Nitto” Santapaola, figura apicale della mafia siciliana e storico leader dell’omonimo clan catanese. Il decesso è avvenuto nel pomeriggio di lunedì 2 marzo, a seguito di un aggravamento delle condizioni di salute che avevano reso necessario il trasferimento dal carcere di Opera, dove il boss era recluso sotto il rigido regime del 41 bis. La Procura di Milano ha già disposto l’esame autoptico per accertare le cause del decesso del detenuto, che aveva trascorso gli ultimi trent’anni della sua vita dietro le sbarre.
Catturato il 18 maggio del 1993 dopo una lunga e complessa latitanza, Santapaola ha rappresentato per decenni il volto della spietata egemonia mafiosa nel territorio etneo. Nato a Catania nel 1938, scalò rapidamente le gerarchie criminali fino a diventare il punto di riferimento del clan Santapaola-Ercolano, stringendo una ferrea e sanguinosa alleanza con l’ala corleonese guidata da Totò Riina. La sua strategia criminale, caratterizzata da una violenza senza precedenti e da una ramificata gestione dei traffici illeciti, lo ha reso protagonista della stagione più buia della storia repubblicana.
Il boss stava scontando diverse condanne all’ergastolo, inflitte in via definitiva per omicidio, associazione mafiosa e per il suo ruolo di mandante in numerose stragi. Tra i crimini più atroci legati alla sua figura spicca il coinvolgimento diretto nella fase esecutiva della strage di Capaci del 23 maggio 1992, l’attentato in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Con la sua scomparsa svanisce uno degli ultimi depositari dei segreti legati alla strategia stragista che tra gli anni Ottanta e Novanta tentò di piegare lo Stato italiano.



