L’esplorazione degli accostamenti gastronomici prosegue con una combinazione che punta tutto sulla forza dei contrasti: l’incontro tra la sapidità delle cozze e la nota decisa della nduja. Dopo aver analizzato l’abbinamento con il pecorino, questa settimana il focus si sposta su un mix capace di esaltare il palato attraverso una spinta aromatica e una consistenza avvolgente.
Il procedimento tecnico per un’emulsione perfetta
La preparazione inizia dalla cottura della pasta in acqua non eccessivamente salata, una scelta necessaria data la naturale sapidità degli ingredienti principali. Il trattamento delle cozze segue il metodo classico: un’apertura in padella con un filo d’olio, aromi e una sfumatura di vino bianco. Una volta aperte, i molluschi vengono prelevati e sgusciati, preservando però tutto il liquido rilasciato in fase di cottura, che costituisce la base fondamentale del condimento.
Il passaggio successivo prevede l’inserimento della nduja direttamente nel liquido delle cozze. Il calore permette al salume di sciogliersi e amalgamarsi completamente, creando un fondo di cottura in cui il sentore marino si fonde con la componente piccante e grassa della nduja.
La fase di risottatura e l’unione dei sapori
Il segreto per la riuscita del piatto risiede nella gestione della pasta. Gli spaghetti vengono scolati a metà cottura per essere trasferiti nella padella con il condimento. Qui termina la preparazione attraverso la tecnica della risottatura, aggiungendo progressivamente acqua di cottura per favorire il rilascio degli amidi e la creazione di una cremosità naturale.
Solo a fuoco spento si procede all’unione delle cozze sgusciate, evitando che la loro consistenza diventi gommosa a causa di un’eccessiva esposizione al calore. Il risultato finale è un primo piatto che interpreta il concetto di mari e monti in chiave moderna, dove la piccantezza non copre il mare, ma ne accompagna la persistenza.
Il gastronomo con il baffo Piero Cantore



