Da oggi, domenica 29 marzo 2026, fino alla domenica di Pasqua il 5 aprile, la Calabria si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove il sacro e il profano si fondono in un abbraccio millenario. La Settimana Santa in questa terra non è solo una ricorrenza religiosa, ma un’esperienza viscerale che coinvolge i cinque sensi: dal suono delle “raganelle” che sostituiscono le campane a lutto, al profumo intenso del nardo e dell’anice che esce dai forni.
Il cammino della fede: dai Sepolcri ai Vattienti
Il viaggio spirituale inizia oggi con la Domenica delle Palme, dove l’intreccio artistico delle foglie di palma e i rami d’ulivo benedetti entrano nelle case come simbolo di pace. Ma è nel Triduo Pasquale che la Calabria mostra il suo volto più intenso.
Il Giovedì Santo è il giorno della visita ai “Sepolcri” (gli Altari della Reposizione), adornati con i suggestivi “lavurelli”: chicchi di grano fatti germogliare al buio che formano fili d’erba chiari, simbolo di rinascita e della vita che vince sulla morte.
Il Venerdì Santo la regione si ferma per le processioni dei Misteri. In molti borghi, come a Nocera Terinese, resistono riti di una potenza evocativa impressionante come quello dei “Vattienti”, uomini che praticano l’autoflagellazione in segno di penitenza e devozione, legando il proprio sangue alla passione di Cristo e alla terra.
Sabato Santo: l’attesa e l’Affruntata
Il sabato è il giorno del silenzio, che culmina nella Veglia Pasquale. In molte zone del vibonese e del reggino, la domenica mattina si celebra l’Affruntata (o Cumprunta): una rappresentazione teatrale e sacra in cui le statue di San Giovanni, della Madonna e del Cristo Risorto si “incontrano” tra la folla. Il momento in cui alla Madonna viene tolto il velo nero del lutto per rivelare l’abito azzurro o dorato della gioia è accompagnato da un boato di festa che scuote l’intero paese.
I dolci di Pasqua: simboli di rinascita e buon augurio
Non c’è Pasqua calabrese senza il rito della panificazione dolce. Questi prodotti non sono semplici alimenti, ma veri e propri talismani di buon augurio che portano con sé simbologie antichissime:
- Cuzzupe o Sgute: Sono i dolci simbolo per eccellenza. Preparati con un impasto simile alla pasta frolla o al pane dolce, assumono forme diverse (panieri, cuori, trecce) e incastonano uno o più uova sode, simbolo di fecondità e risurrezione. Si dice che il numero delle uova debba essere dispari per scaramanzia.
- I “Nepitelle”: Tipiche del catanzarese e del crotonese, sono mezzelune ripiene di noci, uvetta, cioccolato e vino cotto, un concentrato di energia per celebrare la fine del digiuno quaresimale.
- Mostaccioli e scalille: Dolci glassati con miele o zucchero che decorano le tavole imbandite, segno di abbondanza e condivisione.
Vivere la Settimana Santa in Calabria nel 2026 significa immergersi in un tempo sospeso, dove ogni gesto, ogni preghiera e ogni morso a una cuzzupa appena sfornata racconta la storia di un popolo che non dimentica le proprie radici e celebra la vita con una passione senza eguali.



