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Cosenza, morte sospetta all’Annunziata: indaga la Procura

La Procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un fascicolo di indagine per fare luce sulla morte sospetta di una donna originaria della Valle dell’Esaro, avvenuta il 26 marzo 2026 presso il reparto di Pneumologia dell’ospedale Annunziata. L’ufficio inquirente, sotto la direzione del procuratore capo Vincenzo Capomolla, ha avviato gli accertamenti in seguito alla denuncia formale presentata dai familiari della vittima dopo la celebrazione delle esequie. Al momento, l’attività investigativa vede l’iscrizione nel registro degli indagati di due infermieri della struttura sanitaria.

Gli accertamenti tecnici e l’esame autoptico

L’indagine è entrata nel vivo con il conferimento dell’incarico per gli accertamenti tecnici irripetibili. Nella giornata di ieri è stato eseguito l’esame autoptico sulla salma della paziente, affidato dal pubblico ministero ai medici legali Silvio Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo. Alle operazioni peritali hanno preso parte anche i consulenti nominati dalle parti coinvolte. I periti avranno ora il compito di ricostruire con precisione le cause, i mezzi e l’epoca del decesso, integrando i rilievi autoptici con analisi istologiche e tossicologiche approfondite sui campioni biologici prelevati.

I quesiti della Procura sulla condotta del personale

Il mandato conferito dalla Procura punta a chiarire se il decesso sia riconducibile a condotte colpose da parte del personale sanitario che ha prestato assistenza alla donna. I consulenti dovranno stabilire se vi siano stati profili di imperizia e, in tal caso, verificare il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche clinico-assistenziali. Sarà inoltre necessario valutare se i protocolli seguiti fossero effettivamente adeguati alle specificità cliniche del caso concreto.

Il collegio peritale ha richiesto e ottenuto un termine di 90 giorni per il deposito della relazione finale. Nel procedimento, le parti civili sono seguite dall’avvocato Giovanni Ferrari, mentre i due infermieri indagati sono assistiti dal penalista Pasqualino Maio. Solo l’esito della consulenza tecnica potrà confermare o escludere il nesso di causalità tra l’operato dei sanitari e l’evento tragico.