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Il sipario sospeso del Politeama e il vuoto culturale a Lamezia Terme

La recente interruzione delle attività del Teatro Politeama di Lamezia Terme si inserisce in quel filone di chiusure che, pur essendo motivate da ragioni tecniche e necessità di adeguamento strutturale, generano un impatto profondo sul tessuto sociale cittadino

. La decisione, legata a interventi di ristrutturazione nell’ambito dell’agenda urbana per risolvere criticità che avrebbero compromesso l’agibilità dell’immobile, priva il territorio di un presidio culturale che negli anni ha saputo costruire una propria identità.

Un presidio sociale tra cinema e teatro

Negli ultimi tempi, la struttura era diventata un punto di riferimento costante, capace di offrire una programmazione cinematografica aggiornata e rassegne teatrali nate dalla collaborazione con le realtà associative locali. Gran parte di questo dinamismo è attribuibile all’impegno di Tonino Sirianni, che ha gestito lo spazio valorizzando l’area di Sambiase e offrendo visibilità alle compagnie amatoriali, operando spesso in assenza di sostegno economico pubblico.

Questa gestione ha permesso al Politeama di non essere solo un edificio, ma un luogo di aggregazione accessibile, capace di colmare lacune che altre strutture cittadine non sono riuscite a colmare. La sua chiusura improvvisa mette ora a nudo la fragilità di un sistema che non sembra prevedere alternative immediate per chi ha investito tempo e risorse nella programmazione di eventi.

L’emergenza dei saggi di fine anno

L’effetto più immediato e numericamente rilevante della chiusura riguarda il mondo della danza. Sono quaranta le scuole del territorio che avevano scelto il palco del Politeama per i propri saggi conclusivi. Si parla di migliaia di persone, tra allievi, famiglie e docenti, che si trovano oggi senza una sede e senza una proposta di mediazione da parte delle istituzioni locali.

La comunicazione dell’inagibilità non è stata accompagnata da un piano di ricollocamento, lasciando i responsabili delle scuole nella condizione di dover cercare autonomamente soluzioni d’emergenza. Tonia Torcasio, responsabile della Rodik Ballet, ha evidenziato come dopo vent’anni di lavoro sul territorio la percezione sia quella di una rassegnata marginalità. “Non mi sono mai realmente aspettata un intervento da parte dell’amministrazione”, ha dichiarato Torcasio, confermando un sentimento di disillusione condiviso da molti colleghi che lamentano la distanza tra le promesse di inclusione culturale e la realtà dei fatti.

Una crisi di spazi e di programmazione

Il quadro della gestione dei luoghi della cultura a Lamezia Terme appare ulteriormente complicato dalle condizioni degli altri siti. Il Teatro Grandinetti, ad esempio, è attualmente privo di programmazione cinematografica a causa di un guasto tecnico rimasto insoluto. Questa sequenza di intoppi strutturali e burocratici delinea una dinamica in cui la vitalità culturale della città sembra poggiare quasi esclusivamente sull’iniziativa dei privati o dei singoli operatori.

Mentre si attendono i lavori che dovrebbero restituire sicurezza al Politeama, resta il nodo di una sintesi progettuale che manchi di tempestività nell’affrontare le emergenze. Il rischio concreto è che la sospensione delle attività si trasformi in un lungo periodo di stasi, lasciando senza risposte le realtà che costituiscono l’anima creativa della comunità lametina.