Presso la palestra della Questura di Catanzaro ha avuto inizio il progetto di autodifesa personale denominato “Io non ho paura – Difendersi è un diritto”.
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra la presidente della sezione Fidapa di Catanzaro, Annarita Palaia, il gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato e il personale della Questura locale. Il percorso, che era stato promosso nel mese di febbraio, si rivolge specificamente a studentesse e giovani donne del territorio.
Un approccio multidisciplinare tra tecnica e psicologia
Le lezioni sono affidate all’esperienza di istruttori e atleti delle Fiamme Oro, i quali guidano le partecipanti attraverso un programma che supera la semplice preparazione atletica. Il corso integra infatti l’insegnamento di tecniche fisiche con moduli dedicati alla consapevolezza del rischio e alla gestione emotiva. Imparare a controllare l’ansia e a valutare correttamente le situazioni di potenziale pericolo rappresenta un pilastro fondamentale dell’addestramento, volto a rafforzare l’autostima e a promuovere l’empowerment femminile.
Obiettivi sociali e prevenzione della violenza
L’iniziativa si inserisce in un quadro di intervento sociale mirato alla prevenzione della violenza di genere. L’intento principale è quello di diffondere una cultura della sicurezza che sia accessibile a tutti, fornendo alle più giovani strumenti pratici per la propria tutela. Le metodologie adottate durante gli incontri si distinguono per la loro applicabilità immediata: le tecniche insegnate sono studiate per essere semplici e realistiche, rendendole efficaci anche per chi non possiede una precedente esperienza in ambito sportivo o nelle arti marziali.
Dalla reazione fisica alla prevenzione strategica
Il focus del progetto non risiede nel combattimento inteso in senso agonistico, bensì nella capacità di sottrarsi a contesti critici nel modo più rapido e sicuro possibile. Attraverso questo percorso, le partecipanti acquisiscono una maggiore prontezza di spirito, trasformandosi in soggetti più consapevoli e meno vulnerabili. L’obiettivo finale non è la trasformazione delle donne in combattenti, ma la creazione di una rete di cittadine preparate e capaci di non farsi cogliere impreparate di fronte a eventuali minacce.



