La bigenitorialità continua a rappresentare un principio spesso sancito sulla carta ma svuotato di significato concreto nelle aule di giustizia italiane.
Una recente decisione del Tribunale di Torre Annunziata ha riportato l’attenzione su un modello giudiziario che tende a escludere la figura paterna dalla gestione ordinaria dei figli, pur mantenendo formalmente la dicitura di affido condiviso. Il provvedimento stabilisce la collocazione esclusiva dei minori presso la madre, a cui viene assegnata la casa familiare, riducendo il ruolo del padre a una presenza marginale e legata a tempi di frequentazione rigidi.
La critica di Codici sul ruolo del genitore non collocatario
L’associazione Codici ha espresso una posizione netta rispetto a questo orientamento, evidenziando come la decisione concentri sulla madre la quotidianità dei figli, trasformando l’affido in una forma di gestione di fatto esclusiva. Al padre viene assegnata una funzione accessoria, i cui contatti con la prole risultano subordinati agli impegni professionali e privi di una reale incidenza sulle scelte di vita quotidiane.
“Un impianto che si ripete con preoccupante regolarità nelle aule di giustizia”, osserva Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici. Secondo Giacomelli, si assiste a una distorsione sistemica in cui i provvedimenti appaiono orientati in un’unica direzione, ignorando la necessità di un equilibrio reale tra le posizioni dei genitori. L’assetto complessivo descritto sembra privilegiare la tutela di un solo genitore, rendendo la bigenitorialità una formula di rito priva di riscontri pratici.
Squilibri economici e impatto sul rapporto genitoriale
Un altro punto di forte criticità riguarda l’aspetto finanziario delle sentenze di separazione. Nel caso in esame, al padre sono stati imposti oneri economici rilevanti che comprendono il mantenimento dei figli, la partecipazione alle spese straordinarie e un assegno per l’ex coniuge. Spesso tali obblighi non appaiono coerenti con l’effettiva capacità contributiva del genitore, assumendo una connotazione quasi punitiva che può alimentare la conflittualità e ostacolare il mantenimento di un legame stabile con i figli.
“La bigenitorialità non può ridursi a una formula di rito”, aggiunge Giacomelli, sottolineando come l’approccio dei tribunali tenda a seguire schemi ripetitivi che privilegiano automaticamente la figura materna. Senza una verifica concreta dell’interesse del minore e un bilanciamento delle condizioni di entrambi i genitori, l’affido condiviso rischia di restare, nelle parole del Segretario di Codici, un semplice artificio giuridico. Per l’associazione, è fondamentale un cambio di rotta affinché l’equilibrio genitoriale sia garantito nella pratica quotidiana delle decisioni giudiziarie.



