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Cibi calabresi antichi: molti ancora si usano, ma in pochi li mangiano

Nelle tradizioni alimentari calabresi lo spezzatino di interiora e la testina di agnello al forno hanno un ruolo centrale.

Pensate che la varietà alimentare sia un’ossessione specifica dei nostri tempi, e che ci porti a cucinare davvero tutto ciò che può essere cucinato? Le cose non stanno così. I nostri antenati, per necessità o per gusto, mettevano in pentola alimenti che oggi nemmeno il più avanguardista e sperimentale degli chef accetterebbe di sfiorare.

A dire il vero, per quanto riguarda lo spezzatino di interiora, o morzello, ancora oggi rimane uno dei piatti tipici del catanzarese.

Il morzello è uno spezzatino piccante di frattaglie di vitello, molto saporito che si accompagna con “la pitta”, un pane casereccio tipico catanzarese.  Nel tempo tra piccoli e grandi segreti tramandati da madre in figlia, si è realizzato un piatto dal sapore e dal gusto unico, tanto da essere considerato il piatto simbolo della città di Catanzaro, tutelato dal marchio De.C.O (denominazione comunale di origine).

Che dire poi della testina di agnello al forno? E’ sicuramente oggi un piatto controverso e discusso ma a detta di chi ha avuto modo di mangiarla si tratta di un pezzo dell’agnello sicuramente prelibato!

La testa dell’agnello non è esattamente un piatto adatto a tutti: solo chi ama provare ogni forma di carne e interiora, e chi non è facilmente impressionabile, si avvicina a un piatto del genere. Questo perché la testina viene servita esattamente così com’è, in ogni preparazione.

Patti questi che oramai si trovano su poche tavole. Negli ultimi cent’anni, anche la cucina calabrese ha subìto un processo di evoluzione continua che la ha lentamente spostata dalla tradizione dei focolai casalinghi spingendola verso piatti moderni e ricercati. All’inizio del Novecento, in cucina si cercava di creare piatti nutrienti con le poche risorse a disposizione e non si sprecava nulla. Negli anni ’20, la cucina internazionale inizia a farsi strada nella nostra penisola: arrivano da oltreoceano super attrezzati set da picnic e alimenti come i muffin, l’insalata russa e il vitel tonné si piazzano in cima alla classifica dei piatti più mangiati dell’epoca. La fine della guerra porta alla rinascita dell’amore per il cibo. Nei ristoranti ritornano polpette, frittate di cipolle, pasta al forno e sughi di carne.

Gli anni ’70 non portano molti cambiamenti ma preparano la popolazione al decennio successivo, momento in cui il junk food dei ristoranti americani arriva nel Bel Paese facendo impazzire i giovani. In questi anni si scopre anche il cibo orientale: arrivano così nelle case italiane gli involtini primavera e il risotto alla cantonese. Biscotti e merendine confezionate diventano il cibo preferito per la colazione.

Dal 1990 al 2000, la gente si stanca del junk food e inizia ad apprezzare una dieta più variegata, raffinata e leggere espressa anche da movimenti culturali come Slow Food e cibi a chilometri zero. L’arrivo di una forte ondata di immigrazione porta in Italia le cucine mediorientali, messicane e europee che lentamente si mescolano a quella nostrana, arrivando a creare nel decennio successivo anche esperimenti e mix interessanti e audaci.