La recente riunione dei governatori italiani ha messo in luce la crescente tensione tra le regioni e il governo centrale riguardo ai tagli nel finanziamento della sanità.
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha minacciato di dimettersi dal suo ruolo di commissario per il piano di rientro del sistema sanitario regionale, in seguito alla decisione del governo di ridurre di 1,266 miliardi di euro i fondi destinati alla sicurezza degli ospedali.
Questa mossa ha provocato un’ondata di critiche da parte di tutte le regioni, che hanno già programmato le spese e avviato lavori basati sui finanziamenti precedenti.
Durante l’incontro, il ministro agli Affari europei e al Pnrr, Raffaele Fitto, ha suggerito che i fondi necessari potrebbero essere reperiti dall’ex articolo 20, un fondo istituito nel 1988 per le grandi opere sanitarie. Tuttavia, questo cambio di finanziamento potrebbe causare ritardi significativi a causa delle lunghe procedure burocratiche richieste, oltre a ridurre ulteriormente i fondi già scarsi per le grandi opere.
Le critiche non si sono limitate alle regioni, ma sono state condivise anche dalla Corte dei conti, evidenziando una preoccupazione comune per l’impatto di questi tagli sulla sicurezza e l’efficienza degli ospedali italiani.
La situazione è particolarmente grave per la Calabria, che da 15 anni sta cercando di risanare il proprio sistema sanitario. Le proteste sono emerse anche dalle regioni settentrionali, con Veneto e Lombardia in prima linea, sottolineando la portata nazionale del dissenso.



