Facciamo il punto sulla vicenda di cui ci siamo occupati già ieri sera, subito dopo il video postato in rete dal Governatore Roberto Occhiuto. Le indiscrezioni che da tempo animavano l’ambiente politico calabrese si sono materializzate in un vero e proprio “terremoto giudiziario”. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Catanzaro, sta dipanando una matassa complessa, e fino ad ora tre nomi di spicco sono balzati agli onori della cronaca: il Presidente della Regione Roberto Occhiuto, Paolo Posteraro e Ernesto Ferraro. Non solo, pare che lo scenario investigativo possa allargarsi ad almeno altri due individui, i cui nomi restano al momento riservati.
La vicenda ha radici lontane, con alcune “coincidenze quanto meno curiose” già messe in luce anni fa da una serie di articoli del quotidiano Il Domani. Ora, con la notifica degli avvisi di garanzia, la Procura vuole vederci chiaro.
Roberto Occhiuto: la dura reazione all’accusa di corruzione
Il nome più noto tra quelli emersi è senza dubbio quello del Governatore Roberto Occhiuto. È stato lui stesso ad annunciarlo, tramite un video sui suoi profili social, di aver ricevuto un avviso di garanzia per corruzione. Lontano dalle dichiarazioni di rito sulla “assoluta serenità”, Occhiuto ha espresso tutta la sua indignazione: “Sono sereno un ‘piffero'”, definendo l’accusa “infamante” e “inverosimile”, quasi un’aggressione personale. Ha poi dichiarato di aver chiesto di essere sentito “al più presto” e ha sfidato gli inquirenti: “Controllatemi tutto. Ho spinto sempre gli inquirenti ad indagare fino in fondo ed ora glielo dico anche di me. Controllatemi tutto.”
Le connessioni sotto inchiesta: Occhiuto, Posteraro e Ferraro
Secondo le indiscrezioni, le radici di questa inchiesta affonderebbero nel periodo precedente all’insediamento di Occhiuto alla presidenza, quando era ancora parlamentare e imprenditore, mentre suo fratello Mario ricopriva la carica di sindaco di Cosenza. Al centro delle presunte connessioni ci sarebbe Paolo Posteraro, all’epoca socio di Roberto e successivamente nominato da Mario amministratore di società pubbliche.
Un flusso di 21mila euro, diviso tra assegno e bonifico, ricevuto dall’attuale Governatore da una delle sue società (all’epoca amministrata da Posteraro), avrebbe attirato l’attenzione dell’autorità antiriciclaggio di Bankitalia. Poco dopo, un’altra ditta dello stesso gruppo avrebbe incassato 350mila euro grazie a un prestito pubblico agevolato per il Covid. Una serie di “coincidenze” che gli inquirenti intendono approfondire. L’entourage di Occhiuto ha definito il tutto come “ordinarie operazioni” per sostenere le società colpite dalla pandemia, aggiungendo che il Governatore si è progressivamente sfilato da queste attività dopo aver assunto l’incarico. Tuttavia, sembra che alcuni familiari del Presidente di Regione Calabria abbiano ancora rapporti d’affari con Posteraro, che oggi è anche caposegreteria della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna di Occhiuto.
Nel quadro dell’indagine, Il Domani suggerisce di inserire una terza figura: Ernesto Ferraro, attuale vertice di Ferrovie della Calabria, l’azienda di trasporto pubblico regionale. A complicare ulteriormente il quadro, Posteraro – ancora lui – risulterebbe essere stato consulente di Ferrovie della Calabria negli ultimi anni. Troppi fili che si uniscono, per gli investigatori, che ora puntano a dipanare una matassa che si prospetta ancora più complicata di quanto non appaia.
Un mistero avvolto nel condizionale
La Procura mantiene il massimo riserbo, e le informazioni circolano con estrema cautela. Tuttavia, le voci, assai insistenti, si rincorrono da tempo negli ambienti politici calabresi, diffondendosi nei corridoi dove “vero, presunto e millantato contribuiscono a rendere ancor più torbida la matassa”. Nonostante tutto, le parole di Occhiuto nel suo videomessaggio – “Indagate, indagate, indagate col massimo rigore, controllatemi tutto perché io non ho fatto nulla di male” – sembrano trovare pieno riscontro nell’intenzione degli investigatori di andare a fondo.



