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Lamezia, l’autopsia conferma: Torcasio ucciso con un colpo al collo

L’esame autoptico disposto dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha sciolto i dubbi sulla dinamica della morte di Emiliano Torcasio, il cinquantaduenne ucciso lo scorso ottobre in località Ginepri.

Il medico legale Aquila Villella, incaricato dal sostituto procuratore Vincenzo Quaranta, ha individuato un unico colpo letale inflitto con estrema violenza come causa del decesso. La lama ha reciso di netto sia la giugulare che la carotide, innescando un dissanguamento inarrestabile che ha portato alla morte dell’uomo in meno di cinque minuti.

L’assenza di ulteriori lesioni sul resto del corpo suggerisce un’azione rapida e precisa, escludendo l’ipotesi di una colluttazione prolungata prima del colpo di grazia.

Il cronoprogramma di quella notte tragica appare ora drammaticamente nitido. Il decesso è stato fissato intorno alle ore 00:30 del 24 ottobre, appena mezz’ora prima che un passante notasse il corpo di Torcasio disteso in una pozza di sangue sul lungomare lametino. La rapidità degli eventi descritta nella relazione medica coincide con le prime risultanze investigative e con i rilievi effettuati sulla scena del crimine dalla dottoressa Isabella Aquila.

La svolta nelle indagini era arrivata con la costituzione spontanea di Pasquale Colelli, trentenne del posto, che si è presentato in caserma insieme al suo avvocato. Durante il lungo interrogatorio davanti ai militari dell’Arma, l’uomo ha fornito una ricostruzione dettagliata dei momenti precedenti l’omicidio, ammettendo le proprie responsabilità ma cercando di inquadrare il gesto in un impeto non premeditato. I due avevano trascorso la serata insieme prima che un alterco, scoppiato all’interno dell’auto della vittima, degenerasse nel sangue.

Secondo quanto dichiarato dall’indagato, l’arma del delitto sarebbe un coltello da cucina che si trovava già nell’abitacolo della vettura. Colelli avrebbe poi cercato di disfarsi delle prove gettando l’arma in mare, ma le perquisizioni domiciliari hanno permesso ai carabinieri di sequestrare una maglietta sporca di sangue, elemento ora al centro degli accertamenti scientifici. Riguardo al movente, gli inquirenti scavano in un rapporto descritto come morboso e segnato da una forte gelosia, una situazione che lo stesso Colelli ha definito “esasperante” durante la sua confessione.

Attualmente il trentenne resta in custodia cautelare in carcere in attesa degli sviluppi processuali. Nonostante l’ammissione di colpa, la sua posizione giudiziaria rimane soggetta al principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva, mentre la difesa punta sulla tesi della mancanza di volontà omicida.