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La Corajisima e i riti della tradizione: a Badolato un laboratorio con Andrea Bressi

Il passaggio dal Carnevale alla Quaresima rappresenta un momento centrale nel ciclo degli eventi popolari calabresi, un confine simbolico tra l’abbondanza e il rigore.

Tradizionalmente, questo mutamento veniva personificato da una coppia antitetica: il Carnevale, uomo rubicondo e gaudente, e sua moglie “Corajisima”, figura femminile alta, scarna e austera.

Proprio per riscoprire questo patrimonio culturale, sabato 7 febbraio, dalle ore 10:00 alle ore 12:30, il CAT di Palazzo Gallelli a Badolato Borgo ospiterà il laboratorio “Ritagli del passato”.

L’incontro sarà condotto da Andrea Bressi, cantastorie e polistrumentista catanzarese che da oltre vent’anni si dedica alla documentazione e alla valorizzazione delle costumanze locali. L’iniziativa, promossa dalla Pro Loco Badolato APS insieme ai volontari SCU dell’UNPLI Calabria, vede la collaborazione dell’Associazione Culturale “La Radice”, dell’APS “MaMa” e del Team Artist “Spop-Art”.

Un percorso tra storia e costruzione manuale

Il laboratorio si propone come un viaggio esplorativo nel contrasto simbolico tra le due figure stagionali. I partecipanti approfondiranno i riti e le curiosità legate al periodo quaresimale, focalizzandosi in particolare sulla “pupa segnatempo”. Il percorso culminerà con l’attività pratica di costruzione di una “Corajisima” secondo lo stile tipico di Badolato.

L’evento si inserisce nel quadro della “Giornata Nazionale del dialetto e delle lingue locali” e funge da approfondimento alla mostra “Pupi, papatuli e babbareddi – Il ciclo tradizionale degli eventi in Calabria”, curata dallo stesso Bressi e inaugurata lo scorso 13 dicembre presso le sale di Palazzo Gallelli. Per la partecipazione al laboratorio è richiesto un contributo simbolico di 5 euro destinato alla copertura delle spese organizzative.

L’impegno nella ricerca antropologica

Andrea Bressi rappresenta dal 2016 un punto di riferimento per la Rete Nazionale Bambole Quaresima, un organismo che coinvolge esperti e ricercatori di diverse regioni italiane, tra cui Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise e Puglia. La sua attività di ricerca si è tradotta negli anni in una vasta produzione documentaria e in partecipazioni a convegni nazionali in veste di relatore e direttore artistico.

L’attività espositiva “Pupi, papatuli e babbareddi” offre una visione suggestiva di fantocci rituali e pupe, arricchita da una documentazione fotografica che ritrae gli ultimi custodi di queste antiche usanze. La mostra resterà visitabile gratuitamente fino al 12 aprile 2026. Per scolaresche, associazioni e gruppi organizzati sono previste aperture straordinarie su prenotazione.