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Londra: i compagni di scuola partono, ma lui non può. La gita è pagata, ma non riesce ad ottenere il passaporto

Esistere sulla carta, ma non per i diritti. È la storia kafkiana di un bambino di dodici anni, residente in Calabria, che pur avendo vissuto tutta la sua vita in Italia, oggi si ritrova senza identità legale e “sequestrato” dai confini nazionali. Mentre i suoi compagni di classe preparano le valigie per il viaggio d’istruzione a Londra, previsto per il prossimo 31 marzo, lui resterà a terra: non ha un passaporto, né un documento che lo riconosca.

Il muro di gomma tra due Stati

La vicenda è un groviglio burocratico che vede contrapposti l’ordinamento italiano e quello rumeno. I genitori naturali del ragazzo, di nazionalità rumena, hanno perso la patria potestà, ma un corto circuito legislativo impedisce l’adozione e il riconoscimento della cittadinanza. Il risultato è un limbo giuridico: per la Romania il minore non è censito correttamente, per l’Italia è un cittadino straniero senza documenti.

L’appello disperato al Quirinale

Dopo aver tentato invano di scuotere la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri, Antonella Cozza, madre affidataria del ragazzo da sette anni, ha deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Mio figlio è bloccato in un limbo giuridico che non gli appartiene”, scrive Antonella nella lettera. “Non è una questione tecnica, è sostanziale: viene negata l’identità e la dignità di un minore”.

Nonostante le convenzioni internazionali prevedano titoli di viaggio per casi di apolidia, la famiglia si è scontrata per mesi con un “rimbalzo” di responsabilità tra consolati non collaborativi e uffici territoriali.

Una gita negata, un diritto calpestato

Il volo per Londra è già pagato, ma senza un intervento immediato del Ministero o della Polizia di Stato per il rilascio di un titolo di viaggio temporaneo, il ragazzo sarà l’unico a restare a casa.

Non si tratta solo di una vacanza mancata, ma della dimostrazione di quanto la burocrazia possa essere sorda davanti all’interesse superiore del fanciullo. Il caso solleva un interrogativo etico: come può uno Stato che proclama la tutela dei minori permettere che un dodicenne diventi un “fantasma” amministrativo?

La richiesta della famiglia è chiara: non si chiede un privilegio, ma l’applicazione del diritto. Il tempo stringe e il 31 marzo si avvicina.