Un gigante di acciaio alto 35 metri pronto a stagliarsi sopra i tetti delle case, in un’area dove la terra è fragile e il silenzio delle istituzioni si fa assordante. A Marano Marchesato, comune della provincia cosentina attualmente commissariato ma prossimo alle consultazioni elettorali comunali, la tensione è alle stelle. Al centro della contesa, l’installazione di un’imponente infrastruttura di telefonia mobile nel cuore del centro urbano, a pochissimi metri dalle abitazioni private, precisamente all’angolo tra via Tintoretto e via Gasparoni.
L’immagine aerea che pubblichiamo mostra chiaramente il sito individuato (l’area con l’erba secca e pulita al centro, circondata da case e terreni curati), a ridosso della strada principale e delle abitazioni limitrofe. Una vicinanza che inquieta e che ha spinto i cittadini, riunitisi spontaneamente in un comitato di protesta, a denunciare una totale mancanza di trasparenza. I residenti lamentano di essere stati messi davanti al fatto compiuto, esprimendo forte preoccupazione non solo per l’impatto elettromagnetico, ma anche per la sicurezza strutturale di un’opera di tali proporzioni in un territorio già vulnerabile.
Sconcerta, inoltre, che nonostante la nostra testata, al pari di molti altri organi di stampa, abbia dedicato numerosi articoli di approfondimento a questa specifica vicenda, e nonostante l’attenzione mediatica sia stata capillare, a tutt’oggi non vi sia ancora chiarezza alcuna. Nessuna risposta concreta e definitiva è pervenuta dagli organi preposti a rassicurare i cittadini confinanti e i vicini al cantiere su via Tintoretto.
Un rischio idrogeologico certificato
L’installazione non solleva solo dubbi di carattere sanitario e di trasparenza procedurale. L’area individuata per la torre ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zone a rischio medio ed elevato dove ogni intervento edilizio di tale portata dovrebbe essere guidato dalla massima prudenza.
Eppure, nonostante la fragilità del suolo e la prossimità estrema alle case, il progetto sembra procedere ignorando i pilastri della sicurezza territoriale. La politica regionale è stata chiamata in causa con atti ispettivi urgenti per verificare se siano stati rispettati i criteri minimi di tutela, poiché non si può derubricare a mera pratica amministrativa un intervento che incide così pesantemente sulla serenità e l’incolumità di una comunità.
La beffa delle soluzioni alternative
Il paradosso di questa vicenda risiede nella disponibilità dimostrata dall’Amministrazione comunale prima del commissariamento. L’ente non ha opposto un diniego ideologico alla tecnologia, ma ha proposto attivamente siti alternativi e aree idonee che permetterebbero la connettività necessaria senza sacrificare la salute pubblica o il paesaggio.
Tuttavia, queste proposte sembrano essere cadute nel vuoto. Il rischio attuale è quello di un’imposizione che andrebbe in contrasto con la Legge Regionale n. 44 dell’ottobre 2023, la quale impone chiaramente il criterio della minimizzazione delle esposizioni e riconosce ai Comuni il potere di indirizzare la localizzazione degli impianti nel rispetto degli standard urbanistici e sanitari.
L’allarme sul valore paesaggistico
I cittadini, nel loro grido d’allarme, sottolineano con forza che oltre alla salute e all’incolumità pubblica, l’installazione di questo “mostro” deturperebbe irrimediabilmente la zona. La prospettiva di una tale struttura altera drasticamente il paesaggio e l’identità visiva del quartiere. Pur riconoscendo che le antenne 5G rappresentano il futuro e una tappa obbligata della digitalizzazione, i cittadini ribadiscono che queste infrastrutture non devono arrecare nocumento. Come è facile immaginare, l’area interessata, caratterizzata da un tessuto residenziale con verde come quello visibile in foto, perderebbe tutto il suo attuale valore paesaggistico per paura e per bruttura.
La richiesta di un confronto urgente alle istituzioni sovracomunali
In questo momento critico, con le elezioni comunali imminenti, a Marano Marchesato manca un interlocutore politico locale forte e attivo. Per questo motivo, il comitato e i cittadini si rivolgono agli altri organi competenti, Regione e Protezione Civile in primis, chiedendo un intervento d’urgenza.
È fondamentale che si apra un confronto a più voci che coinvolga la società Inwit, le autorità sovralocali, i cittadini e la Protezione Civile stessa. È necessario verificare la reale distanza strutturale dell’impianto dalle abitazioni e avviare una mediazione che tenga pienamente conto degli interessi della popolazione e non soltanto di quelli aziendali.
La transizione digitale è un obiettivo nazionale, ma non può avvenire a scapito della democrazia locale, della sicurezza territoriale e della vivibilità dei quartieri. Marano Marchesato non vuole diventare il simbolo di un progresso calato dall’alto che ignora la bellezza e la fragilità del paesaggio calabrese. L’ascolto dei cittadini non è un intralcio burocratico, ma la linfa vitale di una democrazia che voglia dirsi davvero evoluta. La battaglia del comitato prosegue: la salute, la sicurezza, la trasparenza e la tutela del territorio non sono merce di scambio.



