Proseguono gli approfondimenti giudiziari sull’omicidio di Luigi Carbone, il pizzaiolo di 48 anni ucciso a colpi di pistola nel gennaio scorso davanti a una palazzina del quartiere popolare di via Popilia, a Cosenza. Al centro dell’inchiesta vi sono ora le condizioni psichiche di Franco De Grandis, 66 anni, accusato del delitto.
Secondo la consulenza psichiatrica disposta dal gip di Cosenza, Letizia Benigno, l’uomo al momento dei fatti avrebbe avuto una capacità di intendere e di volere grandemente scemata. La perizia è stata eseguita dallo specialista Antonio Ruffolo nell’ambito dell’incidente probatorio richiesto dalla difesa.
Fin dalle prime ore successive all’arresto, l’indagato avrebbe manifestato una forte alterazione della percezione della realtà durante l’interrogatorio davanti ai magistrati della Procura di Cosenza. Secondo quanto emerso dagli atti, De Grandis avrebbe sostenuto di essere vittima di aggressioni con armi ad aria compressa e di vedere fori sui muri del palazzo, circostanze ritenute prive di riscontro investigativo. Nel corso dell’interrogatorio avrebbe inoltre dichiarato che la vittima fosse collegata alle Brigate Rosse e armata di un mitra, ricostruzione anch’essa risultata infondata. Luigi Carbone, secondo gli accertamenti, era disarmato e stava raggiungendo la propria auto quando fu colpito. L’indagato avrebbe anche affermato di aver sparato soltanto per intimidirlo e non con l’intenzione di uccidere.
Il nodo dell’incapacità totale e la linea della difesa
La difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Amabile Cusano, attraverso il consulente Paolo De Pasquali sostiene però una tesi ancora più netta rispetto a quella del perito nominato dal giudice. Secondo la consulenza di parte, De Grandis sarebbe stato totalmente incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Nelle prossime fasi processuali saranno depositate le controdeduzioni tecniche nell’ambito dell’incidente probatorio, passaggio che potrebbe incidere in maniera significativa sul futuro giudiziario dell’indagato.
Il passato clinico e l’arma detenuta legalmente
Dall’inchiesta è emerso inoltre che il sessantaseienne in passato sarebbe stato sottoposto a trattamenti psichiatrici, successivamente interrotti. Un altro elemento che continua a far discutere riguarda il possesso regolare della pistola utilizzata per il delitto. L’arma era detenuta legalmente dall’uomo, che dopo l’omicidio l’avrebbe consegnata spontaneamente ai carabinieri intervenuti nella sua abitazione. Un dettaglio che alimenta interrogativi sulla compatibilità tra problematiche psichiche e autorizzazione alla detenzione di armi da fuoco.



