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Strage Amendolara, Landini: «Il caporalato non è solo un problema della Calabria, riguarda tutta Italia»

Il grave episodio di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro giovani stranieri sono stati trovati privi di vita all’interno di un’auto incendiata, riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro e sul fenomeno del caporalato in Italia.

Alla manifestazione organizzata sul territorio ha preso parte anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha voluto rendere omaggio alle vittime deponendo una corona di fiori presso la stazione di servizio sulla statale 106, luogo del drammatico ritrovamento. Il leader sindacale ha sottolineato come la piaga del lavoro nero e dello sfruttamento non sia circoscritta a una singola area geografica, ma rappresenti una criticità diffusa in tutto il Paese e in molteplici settori produttivi.

L’estensione del fenomeno oltre i confini regionali e di settore

Il segretario della Cgil ha posto l’accento sulla necessità di non etichettare il problema come un’esclusiva del Mezzogiorno, richiamando l’attenzione su come la criminalità organizzata e le pratiche illecite siano radicate anche in altre aree d’Italia.

«Non è un problema della Calabria. Io vengo da Reggio Emilia e uno dei più grandi processi contro la ‘ndrangheta non l’ha fatto Reggio Calabria, ma Reggio Emilia. Il problema del caporalato non riguarda solo questa parte, ma tutta Italia e non riguarda solo l’agricoltura. Il problema del caporalato riguarda anche l’edilizia, la logistica. E’ proprio questo sistema di fare impresa che va fermato».

La responsabilità della filiera e il richiamo alle istituzioni

L’analisi si è poi spostata sulle dinamiche economiche che alimentano lo sfruttamento della manodopera, spesso a svantaggio dei lavoratori immigrati, evidenziando il contrasto tra chi subisce le conseguenze di questo sistema e chi ne trae profitto economico.

«Quelli che muoiono sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani. Sono d’accordo con il vescovo che ha detto che è il momento della rivolta delle coscienze perchè non si può avere l’ipocrisia di non vedere quello che sta succedendo da anni. E allo stesso tempo bisogna intervenire per non mettere tutti sullo stesso piano. Io conosco tante persone perbene e oneste che rappresentano la maggior parte della popolazione e sono sia imprenditori che lavoratori. Bisogna colpire i disonesti e la malavita organizzata. Dobbiamo riconfermare i diritti dei lavoratori. Se dall’alto, cioè da chi ha la responsabilità, il messaggio non arriva o arriva addirittura la copertura, significa che ognuno fa quello che gli pare».