Istituzioni e inquirenti si sono riuniti nell’Alto Ionio cosentino per fare luce sulle dinamiche che hanno portato, il primo giugno scorso, alla tragica morte di quattro braccianti agricoli. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha avviato una fitta serie di audizioni nel comune di Amendolara, finalizzate a esaminare non solo l’evento specifico, ma il contesto socio-lavorativo in cui si è consumato.
La presidente della Commissione, Chiara Gribaudo, ha incontrato i vertici del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Cosenza, insieme al procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, e alla pubblico ministero Roberta Bello, titolare delle indagini. Al tavolo dei confronti hanno preso parte anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali del territorio.
Il raggio d’azione del caporalato e le condizioni abitative
I dati emersi durante i colloqui istituzionali delineano uno scenario che supera i confini dell’attività prettamente agricola, investendo la dimensione quotidiana e logistica dei lavoratori. Chiara Gribaudo ha sottolineato come l’illegalità e il controllo sui braccianti si manifestino in modo pervasivo nella gestione dei trasporti e degli alloggi.
“I caporali agiscono anche fuori dai luoghi di lavoro, durante il tragitto dalle abitazioni alle aziende e nelle case in cui abitano. Qui abbiamo accertato che in un alloggio vivevano 18 persone. È inaccettabile una situazione del genere”, ha dichiarato la presidente della Commissione al termine delle sessioni di ascolto.
Le perplessità dei commissari si estendono anche alle modalità di gestione amministrativa della manodopera. Restano da chiarire i meccanismi formali che regolano l’impiego dei lavoratori, spesso caratterizzati da forti asimmetrie informative e barriere linguistiche.
“Siamo in attesa dell’esito delle indagini ma c’è qualcosa che stona anche per quanto concerne i datori di lavoro, con contratti che vengono fatti a persone che nemmeno conoscono la lingua”, ha aggiunto Gribaudo, evidenziando le anomalie del sistema di reclutamento.
Le proposte per il contrasto all’illegalità e il supporto alle imprese sane
L’attività della Commissione si è concentrata anche sull’individuazione di soluzioni strutturali atte a prevenire il ripetersi di simili tragedie, puntando sul coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni locali per valorizzare il tessuto imprenditoriale che opera nella legalità.
“Con i sindacati e con la Regione Calabria cercheremo di sviluppare una filiera di qualità nel lavoro in agricoltura. Abbiamo suggerito criteri di premialità per le aziende che rispettano regole e leggi, magari favorendo anche opportunità per il trasporto dei lavoratori, perché sia chiaro, senza queste persone noi non mangiamo”, ha concluso la presidente, indicando la strada degli incentivi e della logistica protetta come strumenti chiave per sottrarre i braccianti al circuito dello sfruttamento.



