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Inchiesta arbitri, si stringe il cerchio sui contatti tra Rocchi e l’Inter

L’inchiesta della Procura di Milano sulle presunte interferenze nelle designazioni dei direttori di gara ha raggiunto una fase decisiva. Le ultime indiscrezioni, diffuse da Il Fatto Quotidiano, rivelano come l’attenzione degli investigatori si stia concentrando sulla verifica di presunti contatti diretti avvenuti tra l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e alcuni esponenti della società nerazzurra.

In base agli elementi emersi dalle intercettazioni telefoniche, gli inquirenti ipotizzano che Rocchi possa aver ricevuto indicazioni precise e giudizi in merito a direttori di gara considerati più o meno graditi dal club milanese.

Le intercettazioni e il nodo delle pressioni indirette

I documenti dell’indagine contengono diverse conversazioni focalizzate sui criteri di scelta degli arbitri per le partite di campionato. Tra i passaggi significativi agli atti viene segnalata una richiesta specifica in cui si afferma: “Non vogliamo quell’arbitro perché porta sfortuna”. Al di là del riferimento alla scaramanzia, la tesi della Procura individua in queste espressioni il segno di possibili pressioni o indicazioni mirate a orientare le designazioni.

La ricostruzione investigativa evidenzia che, nella maggior parte dei casi esaminati, i messaggi non sarebbero giunti a Rocchi in modo diretto da parte dei vertici societari dell’Inter, bensì attraverso la mediazione di soggetti appartenenti allo stesso ambiente arbitrale.

L’ipotesi di una interlocuzione precedente con la dirigenza

Attraverso l’analisi dei colloqui telefonici tra l’ex designatore e altre figure, la magistratura ha sviluppato il sospetto che vi siano stati confronti diretti e antecedenti tra Rocchi e rappresentanti del club nerazzurro, i quali non risultano formalmente coinvolti nel procedimento giudiziario.

L’impianto accusatorio delinea un potenziale canale di comunicazione tra l’ex vertice della CAN e più esponenti della società, ai quali gli inquirenti attribuiscono la volontà di esprimere preferenze o veti sulle scorte dei direttori di gara da inviare sui campi.

La verifica del reato di frode sportiva

I magistrati milanesi stanno valutando l’applicabilità dell’ipotesi di frode sportiva. Per consolidare questa fattispecie di reato, gli inquirenti sono chiamati a dimostrare l’effettiva sussistenza di tre requisiti cardine: la presenza di interferenze concrete, la natura occulta o fraudolenta di tali condotte e il conseguente impatto sull’andamento della competizione calcistica.

Nel corso delle ultime settimane, Rocchi è stato ascoltato dai magistrati titolari del fascicolo, dopo il rinvio di un primo appuntamento. Rispetto alle fasi iniziali dell’attività investigativa, il quadro delle contestazioni avrebbe subito alcune modifiche strutturali.

Il focus sulle gare e le posizioni della Federazione

Il nucleo centrale degli accertamenti resta focalizzato sul presunto “concerto” tra l’ex designatore e l’ambiente interista. I soggetti societari menzionati nelle carte non figurano attualmente iscritti nel registro degli indagati. Nell’ambito delle indagini viene menzionata anche la figura di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, in virtù dei suoi contatti istituzionali sia con Rocchi sia con l’ambiente della compagine milanese, senza che a suo carico emerga alcun tipo di coinvolgimento nell’inchiesta.

Sotto la lente d’ingrandimento della Procura sono finite in particolare alcune partite disputate dall’Inter nel corso della passata stagione sportiva. Tra i match attenzionati si segnala la partita contro il Torino del 26 aprile, una sfida per la quale era stato inizialmente individuato un direttore di gara che, secondo la ricostruzione degli investigatori, non riscontrava il gradimento del club nerazzurro.