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Caccia e incendi in Calabria, il mondo venatorio replica a Laghi: “La tutela della fauna si faccia sui dati, non sulle suggestioni”

Il dibattito sulla gestione della fauna selvatica e sull’impatto dei roghi in Calabria si arricchisce della posizione di Antonio Verna, bioregolatore e cacciatore formato reggino, il quale interviene per replicare alle affermazioni del consigliere regionale Ferdinando Laghi, affiancandosi alla posizione espressa dal collega Roberto Zerotti. La discussione punta il punto centrale sulla necessità di basare eventuali restrizioni ad attività come la caccia su analisi concrete e valutazioni di carattere scientifico, evitando di trasformare semplici presunzioni in regole generali per l’intero territorio.

Nel richiamare la stagione degli incendi del 2021, Verna evidenzia come le decisioni amministrative dell’epoca abbiano già affrontato il tema. «Con la sentenza n. 396 dell’8 marzo 2022, il TAR Calabria accolse il ricorso contro il calendario venatorio 2021/2022 soltanto in parte, annullando il calendario nelle disposizioni che consentivano il prelievo della tortora selvatica e della pavoncella, mentre rigettò il ricorso per la restante parte», ricorda Verna, precisando come i giudici abbiano valutato le singole specie e situazioni territoriali senza disporre alcun blocco indistinto della caccia.

Prevenzione dei roghi e pianificazione faunistica regionale

Secondo l’esponente reggino, la normativa vigente contempla già i giusti strumenti per salvaguardare la vegetazione e la fauna colpite dalle fiamme, facendo riferimento esplicito all’articolo 10 della legge 21 novembre 2000, n. 353, che impone il divieto di caccia per dieci anni sui soprassuoli boscati percorsi dal fuoco. La reale protezione della biodiversità passa però prima di tutto dalla cura e dal controllo del territorio: «La prima tutela della fauna dagli incendi dovrebbe essere rappresentata dalla prevenzione: manutenzione del territorio, gestione della vegetazione, vigilanza, tempestività degli interventi e contrasto agli incendi dolosi».

I ritardi della Regione nella stesura di una programmazione adeguata rappresentano un punto di convergenza all’interno del dibattito. «Le aspettative riposte nel Piano Faunistico Venatorio regionale sono state, a mio giudizio, ampiamente disattese», aggiunge Verna, sottolineando la necessità di dotarsi di censimenti, monitoraggi aggiornati e analisi dei contesti ambientali per superare contrapposizioni ideologiche e basare ogni futura decisione su elementi oggettivi.

Il quadro normativo europeo e l’analisi dei prelievi in deroga

Il confronto tocca anche la legittimità dei prelievi in deroga e i criteri con cui questi vengono valutati dall’ordinamento, prendendo le distanze da argomentazioni incentrate su fattori quali la stazza o il peso delle singole specie. «La Direttiva 2009/147/CE sulla conservazione degli uccelli selvatici impone agli Stati membri obblighi di conservazione e disciplina rigorosamente le possibilità di deroga», precisa Verna, ricordando che la normativa dell’Unione Europea fissa parametri precisi legati al controllo, alla selettività e ai limiti quantitativi delle catture.

Per quanto riguarda la distribuzione e la presenza numerica delle specie sul territorio, viene evidenziato come l’assenza o la scarsità di fauna dipenda da una molteplicità di fattori ecologici e climatici che vanno distinti dai danni causati dagli incendi. «La tutela della fauna selvatica è una materia troppo importante per essere ridotta a slogan», conclude Verna, auspicando la riapertura di un dialogo costruttivo tra istituzioni, mondo venatorio e associazioni ambientaliste fondato unicamente su dati reali e riscontrabili.