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San Rocco, gli spinati di Palmi e la devozione di un intero popolo

Ogni 16 agosto le strade di Palmi si riempiono per una celebrazione antica, dominata dalle figure dei penitenti avvolti nella “spalas”. Questa struttura conica, intrecciata con rami pungenti di ginestra selvatica, nasconde e protegge chi ha scelto di percorrere oltre sette chilometri a piedi scalzi e a torso nudo. Un’immagine forte, carica di suggestione, che non nasce per conquistare uno sguardo esterno, ma per dare corpo e sostanza a un patto silenzioso stipulato tra il fedele e San Rocco.

Oltre l’impatto visivo, il rito racchiude storie personali che restano riservate: la fine di una malattia, una vita salvata, una grazia richiesta nel dolore. Non vi è ricerca dell’esibizione, né gara di resistenza fisica, ma la prosecuzione di una devozione che affonda le radici nel XVI secolo e che si è consolidata durante l’epidemia di peste del 1656.

Tra rito religioso e festa di popolo

Attorno al cammino degli spinati si sviluppa l’intera comunità. La preparazione della spalas avviene in ambito familiare alla vigilia, trasformando il legame col santo in un momento collettivo. Allo stesso modo, le offerte di ex voto in cera raffiguranti parti del corpo e il cosiddetto “Tesoro di San Rocco” raccontano generazioni di paure superate e speranze ritrovate.

La giornata unisce raccoglimento e festa: il suono dei tamburi e la danza dei Giganti di cartapesta, Mata e Grifone, animano la città fin dal mattino, accogliendo le tante famiglie rientrate dall’emigrazione per riannodare i fili della memoria condivisa.