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Direzione nazionale del Pd, l’intervento di Mimmo Bevacqua

Oggi pomeriggio, a Roma, si è riunita la Direzione nazionale del PD.

Tra i protagonisti anche il consigliere regionale, appena rieletto e membro della stessa direzione, Mimmo Bevacqua.

Ospitiamo, di seguito, il suo intervento.

“È la prima volta che prendo la parola in questa sede e lo faccio all’indomani delle elezioni svoltesi nella mia regione.
Vengo, infatti, dalla Calabria, la regione in cui abbiamo perso.

Ma prima di soffermarmi sulla mia regione, desidero esprimere al Presidente Bonaccini le mie più vive congratulazioni per il risultato ottenuto e anche evidenziare l’ottimo risultato ottenuto dal PD in Emilia.
È fuori dubbio che la vittoria in Emilia sia stata entusiasmante e di una importanza storica in relazione al momento presente.
In Emilia, a mio modesto parere, si è concretizzata nel migliore dei modi una visione audace.

Permettetemi, però, di dire che anche in Calabria si è manifestata una virtuosa possibilità e proprio perché questa non ha vinto, essa ha maggiormente bisogno di cura, di tenacia e di supporto.

Abbiamo perso, ma sono certo che abbiamo seminato germogli positivi.

E non è certo la mia affermazione personale a lenire il dolore di una sconfitta frutto soprattutto del colpevole ritardo con cui è stato individuato un imprenditore sano e trasparente come Callipo quale candidato alla presidenza della giunta regionale.

Io credo che in Calabria si sia fatto un lavoro importante, portato avanti con coraggio, determinazione e forza dalla segreteria nazionale.
E di questo voglio dare pubblicamente atto al segretario Nicola Zingaretti e a chi lo ha sopportato in questi lunghi mesi.
Penso a Nicola Oddati, al commissario regionale Stefano Graziano e a Marco Miccoli commissario provinciale della mia federazione di Cosenza.

Stavolta, devo dirlo con franchezza, mi sono sentito orgoglioso di essere dirigente del partito democratico calabrese.
Grazie anche alla fermezza della segreteria nazionale, abbiamo finalmente rotto le incrostazioni del passato e cancellato una improponibile autoriproduzione dei gruppi dirigenti.
Abbiamo creato una nuova attenzione verso il PD e suscitato interesse in tanti settori della società civile calabrese: essere risultati primo partito della regione non era affatto scontato, anzi.
Ci davano per morti e sepolti e sono certo che lo saremmo stati se non avessimo avuto il coraggio di dire dei NO chiari e dei Sì altrettanto chiari.

Ma non è che ci possiamo fermare proprio adesso.
La discontinuità riconosciuta e apprezzata dagli elettori deve diventare norma, linfa vitale ed esempio per un modello che ritengo debba trovare applicazione nel resto del mezzogiorno.

Credibilità, Apertura e Pluralità: sono queste le parole guida che devono farci da faro e guidare il PD nel difficile frangente della risalita.

Il Mezzogiorno non è soltanto affamato di lavoro: il Sud è assetato di pulizia, di onestà, di regole, di buona sanità, di un vivere civile degno di questo nome.

Il consenso quasi plebiscitario registrato appena due anni fa dai 5 Stelle nel Meridione testimonia al meglio quest’ansia di ricerca di una via d’uscita e l’attuale spostamento verso le pericolose attrattive della peggiore destra che il nostro Paese abbia mai conosciuto conferma che la disperazione porta ad aggrapparsi a qualunque appiglio.

La gente del Sud è arrabbiata, sconfortata e, in queste condizioni, non possiamo biasimarla se sceglie la protesta o l’astensionismo.

Ecco perché il PD deve sapersi dimostrare per quello che gli compete: l’unica forza realmente democratica e seriamente desiderosa di portare il Sud fuori dalle secche e farne il traino della ripresa nazionale.
Ma per fare questo, occorrono scelte ardite e donne e uomini credibili.
Dobbiamo abbandonare una volta per tutte le baronie locali, il nepotismo e il familismo che portano alla degenerazione

In Calabria abbiamo dimostrato che una politica sana è perfettamente possibile.
Abbiamo dimostrato che il presente non si costruisce inseguendo il passato.
La gente l’ha capito, ma per far diventare maggioritaria questa opzione bisogna proseguire e bisogna esportare il modello, in maniera che tutte le regioni meridionali possano fare rete in nome di un’alternativa compiutamente democratica.
La vera battaglia, infatti, comincia adesso ed è una battaglia che, prima ancora di giocarsi sui voti, si gioca su un modo di essere, sull’esempio concreto.

Un soggetto autenticamente collettivo e plurale quale è e deve essere il PD non può non impegnarsi a fondo in questa battaglia vitale per la proposizione di un campo autenticamente riformista.
Che significa, innanzi tutto, rifiutare ogni ipotesi di rincorsa alle lusinghe sovraniste.

Perché il sovranismo è un tarlo che non contrappone solo Stati a Stati, ma persino territori a territori.
Ed è proprio in questo che consiste il rischio di un certo regionalismo differenziato.

Su questa linea, ho pubblicamente apprezzato la proposta del ministro Boccia.

Ma si tratta solo di un punto di partenza, non certo di arrivo.

L’individuazione dei LEP deve precedere e non può essere affidata a una asettica struttura tecnica che rischia di fotografare l’esistente.

Così come la perequazione, deve essere dotata delle risorse adeguate.

Ecco perché, è necessaria una organica e preliminare legge attuativa della procedura, che fissi paletti chiari.

In buona sostanza, l’unico luogo appropriato per discutere e decidere su materie così importanti è il Parlamento ed in questa sede che il PD deve dimostrare di essere partito autenticamente nazionale.

Se dovessimo accettare soluzioni ambigue e accomodamenti di favore verso gli egoismi territoriali, rischieremmo di passare alla storia come complici e artefici della definitiva disunità d’Italia.
E non è a caso che parlo di storia: perché questo è un passaggio istituzionale di portata storica.
Noi non saremo quelli che condanneranno all’irrilevanza e all’abbandono una parte del Paese che ha sempre dimostrato, con dignità e orgoglio, di credere e voler essere partecipe attiva nella costruzione di un’Italia unita, solidale ed europeista.
Il rischio è questo e non sono il solo che lo vede all’orizzonte. Ma il PD è esattamente quella comunità che questo rischio può scongiurarlo e fare del Sud la migliore opportunità per l’Italia giusta in cui crediamo e che vogliamo”