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“Dietro le sbarre” il saggio di Angela De Sensi ispirato dai detenuti della C.C. di Paola

di Anna Zupi

“Dietro le sbarre” in saggio di Angela De Sensi pubblicato da Santelli Editore nasce inizialmente come tesi di specializzazione in criminologia poi, la passione dell’autrice per il suo lavoro la portano ad effettuare alcuni colloqui con un paio di detenuti in un istituto penitenziario come volontaria, lo stesso in cui ancora oggi lavora.

Storie toccanti, personali, intime convergevano tutte allo stesso punto: il problema da recluse di mantenere vive le relazioni affettive. Decide così l’autrice Angela De Sensi di incentrare la tematica sulle relazioni affettive e la sessualità negata dietro le sbarre.

Nel saggio si tratta anche il tema della sessualità reclusa molto interessante e connesso a quello dell’affettività perché dopo anni di privazione, il detenuto ha conseguenze psicofisiche che sono spiegate in modo approfondito. Nella seconda edizione del saggio c’è il IV capitolo, curato dalla prof.ssa UniCal Franca Garreffa di Sociologia della Devianza del dipartimento DISPES, interamente dedicato alle ritorsioni che il Covid19 ha provocato nelle carceri durante il periodo di lockdown perché sono stati sospesi i colloqui visivi con i familiari che sono stati sostituiti con le videochiamate dando così ai detenuti la possibilità di sentirsi meno soli, mantenere lo stesso vivi i rapporti affettivi e rivedere familiari ad esempio i genitori anziani o nonni che non si vedevano da anni.

Il tema carcerario è molto delicato e se ne parla poco specie dei diritti e della dignità negata.
Si, sono perfettamente concordo. Dallo studio approfondito che ho condotto prima con la tesi e dopo con il saggio, è emerso che il sistema penitenziario italiano rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea è molto indietro. Non affatto l’Italia ha sulle spalle la sentenza Torreggiani in cui è stata sanzionata dall’Unione Europea perché molte carceri italiane riversano nella completa precarietà sociale, sanitaria e anche organica di figure professionali civili che militari. L’associazione Antigone che è presente nel terzo capitolo del saggio e si occupa della tutela dei diritti dei detenuti e delle garanzie del sistema penale penitenziario, è da anni che denuncia le violenze che si verificano nelle carceri e le mancanze presenti in essi. Sul sito sono presenti i rapporti sulle condizioni in cui riversano i detenuti e le carceri. Fortunatamente il contagio sa Covid19 nelle carceri è stato abbastanza contenuto perché prima che scoppiasse la pandemia il DAP qualche giorno prima ha bloccato le carceri italiane ma se fosse entrato prepotentemente in quelle mura cosa sarebbe successo?
Quanto può migliorare la reclusione l’essere umano?
L’Art. 27 della Costituzione Italiana sancisce che la funzione della pena deve essere rieducativa e non punitiva. Anche mantenere vivi i rapporti affettivi è ritenuta una funzione rieducativa e risocializzante della pena perché aiuta il detenuto a tenere il contatto in primis quello familiare per il suo reinserimento futuro con il mondo esterno.
Cosa vorresti che arrivasse ai lettori?
Maggiore sensibilizzazione, meno paura e scevri di pregiudizi quando si parla di detenuti e carcere.
Cosa puoi dire dei personaggi?
Il libro è stato dedicato ai detenuti che per via del reato commesso hanno perso il diritto alla genitorialità, ai bambini ai quali è negato l’affetto dei propri genitori e a tutte le famiglie che per via degli errori commessi dai loro cari si sentono abbandonati, emarginati e giudicati dalle istituzioni e dalla società.
A chi consiglieresti questa lettura?
La lettura di questo saggio la consiglio maggiormente a chi non opera negli istituti di pena per iniziare ad appassionarsi, apprezzare e avvicinarsi all’affascinante ambito penitenziario. Dopodiché lo consiglio a chi conosce questo settore quali funzionari giuridico pedagogici, psicologi, assistenti sociali, avvocati e corpo di polizia penitenziaria.