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Calcio: Cosenza… cosa c’è che non va?

Per l’ennesimo campionato il percorso del Cosenza calcio viaggia in bilico tra retrocessione e zona play-out e in quattro anni di “cadetteria” non si è riusciti a trovare il bandolo della matassa (forse?). Una squadra che sembra capace di far disinnamorare anche i più fedeli dei sostenitori con scelte frettolose e azzardate che rischiano, ancora una volta, di far scivolare attraverso un canale diretto i lupi in Serie C. Sono tanti i campanelli d’allarme che da anni risuonano nella testa dei più, ma che evidentemente non vengono ascoltati da chi davvero potrebbe fare qualcosa. Continuare ad azzardare prima o poi ti porta a perdere tutto.

E adesso, arrivati ormai a metà stagione, bisogna iniziare a trovare delle risposte che mancano da più di un anno (senza aspettare la fine del campionato per fare i conti – che poi in passato non sono mai arrivati) perché adesso, forse, è ancora possibile fare qualcosa. Ad agosto si è ripartiti con una grande incognita: Come sarà il nuovo cammino dei lupi in questa ritrovata Serie B? un taglio netto col passato e una squadra rivoluzionata (a partire dal condottiero, poi richiamato) sembrava potesse essere la giusta soluzione su cui poggiare le basi di progetti futuri e allontanare tutti gli errori del passato.

Le prime due apparizioni in campionato del Cosenza nella stagione 2021/2022 sembravano storia scritta già prima dello svolgersi delle partite con tutte le attenuanti del caso tenute in considerazione. E così, al tramonto dell’ultimo sole estivo, la flebile convinzione di una squadra che da lì a poco avrebbe potuto dire la sua prendeva sempre più forma. Tra settembre ed ottobre il Cosenza era riuscito a far riavvicinare i propri tifosi inanellando una serie di risultati positivi frutto anche di grinta, cuore e un gruppo apparentemente solido. Ma, alle prime difficoltà (sconfitta ad Alessandria ed infortunio di Vaisanen), ecco che piano piano ricominciavano a tornare a galla tutti quei pensieri negativi che fino a qualche settimana prima si aggrovigliavano nelle menti di una tifoseria stanca, quasi disinnamorata totalmente, che riempiva le strade della città (e provincia) in cerca di ascolto.

Come l’autogol di Tsadjout (che ho definito abbagliante per il Cosenza nella partita contro l’Ascoli) il bottino racimolato dai rossoblù sotto la guida di Zaffaroni è stato un piccolo fascio di luce, nell’oscurità più totale, abbastanza forte da accecare tutti mentre il tempo inesorabilmente passava nascondendo quelle verità che in poco tempo sarebbero tornate come un gancio ben assestato (difficoltà legate alla Pandemia che sembrano pesare molto più al Cosenza che alle altre società, silenzi che sembrano voler nascondere una flebile programmazione, strategie poco chiare per il futuro e una serie di operazioni che poco servono, al momento, a questo Cosenza, due buoni colpi nel reparto difensivo e poi una nuova brusca frenata che può compromettere l’ennesima finestra di mercato dei rossoblù).

Tra silenzi, dichiarazioni frettolose e poco chiare, lasciate all’interpretazione del singolo e che si risolvono in comunicati di poche righe, le domande continuano a rimanere senza risposta precisa.  Dopo cinque mesi e metà competizione già esaurita la situazione non è cambiata poi così tanto (poche idee chiare su come agire e tanta confusione all’interno del rettangolo di gioco), e i dati non vengono di certo in aiuto: il fattore campo è stato totalmente messo da parte; fuori casa il Cosenza non trova i tre punti da quasi un anno e la pericolosità dei rossoblù in fase offensiva lascia ancora troppo poca speranza.

Un’identità non ancora ben delineata della squadra, gli alibi che continuano ad essere protagonisti persistenti dell’ambiente Cosenza e un atteggiamento mostrato in campo che è ben lontano da quello giusto per una salvezza (al netto di esperienza e qualità). Ad una settimana dalla chiusura della finestra di mercato (more solito) la ricerca dei profili giusti procede a fatica tra rifiuti e poca scelta. La domanda è: Cosenza… cosa c’è che non va?!