Mistero e fascino: le Grotte di Tremusa. Lo stesso nome sembrerebbe derivare, secondo una leggenda, da Tre Muse, per l’ipotizzata presenza, all’interno della grotta maggiore, di tre statue raffiguranti tre donne, poi trafugate durante saccheggi. Un’altra supposizione le vorrebbe come antico luogo in cui si praticavano culti pagani.
Le grotte si trovano nella frazione Melia ed esattamente nel territorio comunale di Scilla, in prossimità di Reggio Calabria, sono situate a 530 metri sul livello del mare, offrono scorci delle suggestive rupi della Costa Viola a picco sul mare e dello Stretto di Messina e rappresentano una suggestiva testimonianza geologica di milioni di anni fa.
Appare evidente il residuo del mare Pleistocenico, quando 5000 anni fa queste montagne si trovavano immerse nelle profondità marine. Le grotte, si sono formate in seguito all’azione meccanica dell’acqua che, erodendo gli strati meno resistenti ha dato origine alle cavità grandi e piccole con le quali oggi si mostrano le grotte stesse. Tra stalattiti, stalagmiti, colonne e concrezioni di calcite che sembrano scolpite da un maestro dell’arte gotica, immergersi nell’atmosfera di questi luoghi diviene un’esperienza sorprendente.
Il sollevamento tettonico ha portato a un affioramento di tipici sedimenti di ambiente marino. I gusci fossili presenti nella roccia, spesso molto ben conservati, sono le conchiglie Pecten, bivalvi appartenenti al Phylum dei molluschi, che hanno incominciato ad abitare i fondali marini sabbiosi e fangosi più di 500 milioni di anni fa.
L’ingresso si presenta a forma di semi cerchio, con una serie di imbocchi che consentono di accedere ai settori ipogei più interni. Nello specifico la grotta è composta da due zone separate, poste l’una a sinistra, dove è possibile inizialmente procedere in posizione eretta e l’altra a destra, composta da un ambiente assai ristretto. Il panorama è davvero suggestivo: alzando lo sguardo alla volta della grotta si nota una marcata frangia di tozze stalattiti. Più in basso, invece, soprattutto all’imbocco del vano di destra, si notano colonnati stalagmitici massicci ed irregolari.



