Mar 16 Ago 2022
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L’amore non è poi così banale

Ciao,

mi chiamo Anna. Ho sempre amato il mio nome: ANNA. Da qualsiasi lato tu lo legga, ha, sempre, lo stesso suono. Forse, già nel nome era intesa la mia banalità. Sono figlia di due genitori separati. Ormai, ho 33 anni. 33 anni. Anche 33, forse, è un numero un po’ banale. Da qualsiasi parte tu lo legga, si legge, sempre, allo stesso modo. Lavoro in un ufficio. Rispondo alle mail, contatto fornitori, mi sveglio, ogni mattina, alle 7. La mia vita apparentemente banale nasconde una ferita: un uomo. Forse era proprio l’amore il mio punto debole: l’esempio dei miei genitori mi ha insegnato che le unioni sono destinate a finire. Il Per sempre non esiste. Ma esiste il coraggio. I miei genitori si sono separati quando io ero piccola. Non è stato semplice, più per loro e per i loro genitori che per me. I figli devono essere educati alla verità e alla risoluzione e con il tempo ho imparato ad ammirare dei genitori che hanno preso in mano la forza e hanno scelto di vivere una quotidianità onesta. Nonostante tutto, ho cercato un amore pulito, un amore che mi meritasse. E mi sono innamorata. Di un uomo impegnato. Un uomo che ha fatto di tutto per farmi sua, ma che non ha lasciato, per me, la sua donna. E sono diventata banale, una delle tante amanti, trattata da amante e che vive con le illusioni di amante. Sono quattro anni che non riesco a costruire nulla, intrappolata in un rapporto malato e morboso in cui mi dedico totalmente a lui negli spazi di tempo che mi concede. Io sono il suo diversivo. Lui è la mia vita. Mi ha rubato il sorriso e, ora, mi sta rubando gli anni migliori. Lo so che merito qualcosa di più. Ma non so come ottenerlo.

Anna.

 

Cara ANNA 33, più che banalità in questa prospettiva a specchio io ci vedo della magia. Spesso siamo noi a dover vedere fiori laddove ci sono solo boccioli. L’idea di qualcosa è già qualcosa. E nella tua storia drammatica, perché il mal di cuore è una malattia a tutti gli effetti, vedo, già, del potenziale. Vorrei guidarti in una direzione, invitandoti a partire da una tua riflessione: lo so che merito qualcosa di più. Lo sai tu, lo sanno tutti, lo sa chiunque soffra, soprattutto a causa di qualcuno. Perché se è vero che ci sono cose contro le quali non si può nulla, ce ne sono tante altre rispetto alle quali si possono mettere in campo degli strumenti: l’amore non corrisposto, ad esempio. L’amore codardo, anche. L’amore che non è amore per come lo intendiamo noi. Non so dirti se lui ti ama, ma so, per certo, che lo ami tu. Lo si avverte da ogni tua parola, dalla trappola che questa storia rappresenta per te. Ma vedo un bocciolo, lì, nel capo di sterpaglie: un nuovo amore. Molto più prezioso. L’amore per te stessa. Meriti un uomo che scelga. Un uomo che, qualora non scelga te, ti lasci andare, perché è vero: sono i tuoi anni migliori. E se si è sempre in tempo per innamorarsi, non si deve essere sempre in tempo per soffrire. Potrei darti tanti consigli: conosci altri uomini, perditi in un’altra storia. Ma sono tutte cure palliative. Non va somministrato un antidolorifico laddove si può ottenere una guarigione completa. La chiave è questa: riparti dalla tua famiglia. Riparti dalla tua identità. Tu sei una persona che è stata educata al coraggio. Lui non ti equivale. L’amore è una bilancia: non può esserci equilibrio se nei due piatti non c’è lo stesso valore. E ciò che sei tu è più prezioso di ciò che è lui. Riparti da qui. Da ciò che sei tu. E da ciò che lui non potrebbe mai essere. ANNA 33, l’anno prossimo saranno 34. Uno spiraglio in quella prospettiva che tu percepisci come banale. Ma ti dirò qualcosa in più: l’anno prossimo tu non sarai più una delle tante amanti banali. Sarai una donna coraggiosa che si ama e che può amar solo chi la merita.

F.L.