Grande successo per il Festival dell’Antico

28

Ricreare il mondo attraverso l’amore per l’umanità, per la cultura. Esiste un frammento di sole che conta sempre, è il raggio di luce pronto a ricordare l’importanza della lotta e dei desideri, per avere un senso. Il risultato non è immediato, è faticoso, complicato. L’importante è la corsa e l’amore per arrivarci – infatti – un uomo si riconosce dall’amore.

É dal significato più intimo e universale della serata con l’ospite d’eccezione del Festival dell’Antico, il “cantore” Roberto Vecchioni, che può esser raccontata la tre giorni a Cosenza, nel Museo dei Brettii e degli Enotri. Una prima edizione del Festival dell’Antico in Calabria di estremo successo, inaugurata dalla presenza dell’assessore regionale alla Cultura Maria Francesca Corigliano, dalla direttrice del Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza Maria Cerzoso e da Stefania Mancuso, direttrice scientifica e artistica del festival.

La rassegna di eventi e manifestazioni ha abbracciato l’arte in tutte le sue forme per riscoprire il valore dell’Antico, anche attraverso nuove modalità di comunicazione, fruizione e gestione delle sue testimonianze materiali. Il Festival è stato realizzato dalla Società Omniarch, attiva nella valorizzazione del patrimonio culturale, cofinanziato dalla Catino& Giglio Ufficio Stampa & Management. La manifestazione si è articolata in tre giorni (dal 17 al 19 luglio) con un palinsesto di appuntamenti che ha spaziato dai seminari sulla divulgazione dell’Antico alle presentazioni di libri, dalle mostre agli spettacoli teatrali, dalla musica ai laboratori per bambini.

Grandi riscontri per la mostra: I segni del mito di Maurizio Carnevali e per il seminario L’arte di comunicare e gestire l’arte. Una riflessione a più voci attorno al libro “Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0” (Edipuglia, 2018) a cura di Cinzia Dal Maso, con gli interventi di Cinzia Dal Maso, Sandro Garrubba, Stefania Mancuso e Michele Trimarchi. Successivamente il primo dei due spettacoli teatrali del Festival dell’antico: Lucrezia e le altre. Dal mito le origini della violenza di genere. In scena un coro di tre voci, un’attrice, una studiosa di mitologia classica, un professore dell’Università degli studi di Milano, una musicista.

Nello spettacolo ci si è interrogati sul mito classico attraverso i poemi omerici, i lirici greci e latini, transitando per Shakespeare e arrivando fino alla contemporaneità per riportare alla luce voci e miti che hanno forgiato il pensiero della violenza di genere, “una riflessione appassionata e civile che ci aiuta a cambiare lo sguardo, a sovvertire le regole della violenza e del possesso, della reificazione dei corpi e delle anime e ci muove a una nuova dignità del pensare, sentire e agire comune” (Elisabetta Vergani).

Ospite d’eccezione, come detto, Roberto Vecchioni esibitosi in un percorso tra musica e parole, accompagnato dai maestri Massimo Germini e Lucio Fabbri. Il “professore” della musica italiana, attraverso la sua attività artistica, ha da sempre mostrato particolare attenzione, sensibilità e passione per gli studi classici, anche attraverso la contaminazione tra musica e letteratura. Il suo ultimo album, “L’infinito” – Disco D’Oro con oltre 25.000 copie vendute in due mesi senza piattaforma streaming e download –, contiene il brano “Vai, ragazzo”, un invito rivolto proprio ai più giovani a riscoprire la grande attualità dell’Antico da approfondire e conoscere attraverso gli studi classici.

Nell’ultima e ancora intensa giornata un’altra interessante tavola rotonda: I musei archeologici in Calabria: quale futuro?, confronto tra i direttori dei musei archeologici della regione e quella sulle imprese culturali e la gestione dei musei e dei parchi archeologici, confronto tra i privati che gestiscono musei e aree archeologiche della regione. In conclusione uno spettacolo eccezionale: Edipo Re: Oltre la fine, la città nuova. Da un’idea dell’attrice Lucilla Giagnoni e della storica Fiammetta Fazio, insieme a due straordinari musicisti, Luca Nulchis ed Egidiana Carta, del gruppo sardo Andhira, lo spettacolo ha raccontato, in modo intenso e nell’originale forma di dialogo tra più linguaggi (teatro, pensiero, musica), della fine dei tempi che è in realtà un nuovo inizio: non catastrofe e cecità, bensì rivelazione per chi ha voglia di imparare a vedere con altri occhi per costruire la Città Nuova, soffermandosi su un’analisi del nostro tempo, sul significato della democrazia e sulle fragilità connesse a questa nostra forma di governo, un suggestivo parallelo tra New York, dilaniata dall’attacco dell’11 settembre, e l’antica città di Tebe, flagellata dalla peste nell’Edipo Re; un invito a vedere oltre, a reagire, trovare parole di bellezza per uscire dall’inferno, spingendosi ad una profonda ricerca di verità che permette di scostare il velo di tutto ciò che è occulto, rivelando l’“Oltre”, altra parola chiave, che indica cieli nuovi e terre nuove da esplorare per trovare risposte.

Nasce così una riflessione su cos’è la Responsabilità, cos’è la Politica, cos’è la Città e il Saper Vedere oltre la Fine, come una sorta di invito a riflettere, oltre che sul senso della responsabilità e sul significato di politica, su che cosa significa il saper vedere oltre la fine, ancor di più in questo periodo di grave crisi morale ed economica in cui l’impotenza ci porta verso la ricerca di nuovi percorsi da intraprendere. Il Festival dell’Antico ha riscosso, dunque, un grande successo con numeri record di partecipazione e, soprattutto, ha rappresentato un percorso trasversale denso di significati, calato nella magia del luogo senza tempo e nell’atmosfera suggestiva di attenzione e calore storico e di pubblico.

Pubblicità