HomeRUBRICHEVitambienteEmergenza cinghiali: perché sono considerati una...

Emergenza cinghiali: perché sono considerati una specie dannosa per l’uomo?

A cura di Dimitry Reda, agronomo associato del “Circolo Vitambiente di Cosenza”

I cambiamenti climatici-ambientali avvenuti nel corso degli ultimi decenni hanno determinato condizioni favorevoli per la crescita demografica e la diffusione dei selvatici. Il rischio dai selvatici per il comparto domestico è legato alle affinità di specie: ad esempio, il cinghiale è strettamente affine al maiale domestico ed entrambi sono recettivi alle stesse patologie, cosicché la comparsa della malattia nei selvatici costituisce un pericolo immediato per gli animali domestici in considerazione dell’elevata probabilità di trasmissione. Dunque, un giusto controllo sanitario della fauna selvatica è necessario sia per la tutela della salute umana, sia per la difesa del patrimonio zootecnico. 

La specie che maggiormente ha saputo sfruttare le condizioni favorevoli che si sono venute a creare (aumento della disponibilità di cibo, rinaturalizzazione di aree collinari e montane, creazione di habitat ideali) è stata il cinghiale (Sus scrofa). Essa è, infatti, una specie caratterizzata da un’elevata adattabilità ed elevata prolificità: rilevante è l’impatto che hanno sull’ambiente a causa della loro caratteristica di scavare nel terreno alla ricerca delle parti inferiori delle piante e sono in grado di variare la composizione della dieta in funzione dell’offerta alimentare dell’ambiente. Tali caratteristiche, hanno determinato un incremento demografico di circa il 150% con conseguente consistenza della popolazione nazionale di circa 600 mila esemplari, finanche a raggiungere il milione. 

Il cinghiale ha un notevole impatto sulle attività antropiche: oltre che essere causa di danni all’agricoltura, di incidenti stradali, ha un ruolo di primo piano nella diffusione di malattie infettive all’uomo e agli animali domestici. “La tutela degli agricoltori, degli allevatori e dei cittadini calabresi è una priorità assoluta”. Lo dice l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, commentando l’approvazione (relativamente al periodo Maggio 2020-Aprile 2021) del nuovo piano regionale di selezione degli ungulati. 

Ma questo non è sufficiente, perché si debbono mettere in campo modalità di prevenzione, quale un censimento della popolazione dei cinghiali, in modo da analizzare le strutture famigliari dei branchi. Non è, difatti, pensabile una distruzione, seppur controllata, della specie, con grave rischio per il nostro ecosistema. Si pensi che la caccia applicata in modo selvaggio aggrava il problema poiché provoca spesso la dispersione del nucleo famigliare dei cinghiali, i quali cercheranno di ricomporne un altro e di sopperire alla perdita. Siamo consapevoli che non è facile offrire una soluzione univoca su una pacifica convivenza tra l’uomo ed il cinghiale. Ovviamente servirà più collaborazione da parte degli agricoltori, perché senza una mappatura aggiornata dei danni non sarà possibile capire dove intervenire per tutelare tanto le piantagioni che la salute dei cinghiali.