Sab 1 Ott 2022
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La storia della “crema reggina”, Giuseppe Caridi, il Lido ed i segreti di un dolce identitario

Chi entra nella pasticceria Caridi, nella centrale via Demetrio Tripepi a Reggio Calabria, sogna. Non ordina il pasticcio di ricotta o la pesca. Non degusta il semifreddo o la brioche. Sogna. E torna indietro negli anni. Reggio era diversa, molto diversa da oggi.

D’estate si andava al Lido ed il papà di Marilena, il maestro Giuseppe, sapeva fare dolci. Un po’ artista, come il fratello Vincenzo amico addirittura di Guttuso, un po’ visionario con la consapevolezza che la sua città non poteva non avere un dolce rappresentativo.

Ecco la Crema Reggina, due “r” ma sostanzialmente più regale di una regina. Almeno a queste latitudini. Guai a parlare di fortuita coincidenza o di errore! La crema reggina è così, dalla fine degli anni ’60, per volontà del “nostro” Giuseppe. Chi entra nella pasticceria che oggi è delle sue figlie non può non sognare, allora. Con foto d’epoca, torte di allora e sorrisi in bianco e nero dei pasticceri reggini che hanno segnato un’epoca, immagini rappresentative che sono un tuffo nella “bella Reggio”, oltre ad una lettera dattiloscritta di Luigi Veronelli con i complimenti del caso ai dolci di Giuseppe. Marilena, insieme alle sorelle ed oggi – manco a dirlo – insieme alle sue figlie, femmine (“solo” un maschio in famiglia), continua quella tradizione.

E ci racconta, dopo la presentazione dei giorni scorsi in Comune con la Conpait – che ha avuto il merito di promuovere e rilanciare una delle identità golose più marcate del territorio alla presenza del presidente nazionale, il reggino Angelo Musolino, insieme ad amministratori ed alla Camera di Commercio, la storia di un dolce che adesso punta dritto alla De.Co, la denominazione comunale che può finalmente valorizzare la tanto amata crema.

crema reggina

“Mio nonno era impiegato alla Dogana, era molto colto. Ed aveva imposto a mio padre di studiare, altrimenti al lavoro”: il rec del registratore è appena partito. Le emozioni, pure. “Mio padre decise di imparare un mestiere e a 12/13 anni comincia la sua mini storia di pasticcere. Arrivati ai 30 anni diventa anche portiere della squadra di calcio della Reggina insieme al papà di Gianni Versace.

In quel tempo subentra nella gestione di una pasticceria, la Conti di fronte la chiesa di San Giuseppe, insieme al socio Laganà”. Il proprietario, anziano, fa gestire tutto ai due soci ed amici. Siamo nel 1948. Gli affari vanno bene, l’esperienza cresce. “Papà decide di acquistare quella pasticceria e l’intera azienda.” dice Marilena. Occhi lucidi e ricordi di un tempo. Lei bimba quasi, Reggio pronta a decollare. Un successo dietro l’altro. Lì nasce la crema delle creme.

“Negli anni ’60 la Reggio “bene” andava al Lido ed il proprietario di allora, il signor Ferrara, non riusciva a produrre le brioche per tutti. Chiese a mio padre di lavorarle e portarle ogni giorno. Sa quante ne sfornava? 1500-2000 ogni giorno. Tutte fatte a mano, altro che attrezzature utilizzate da noi oggi”. Uovo, burro e quel profumo indescrivibile per Marilena. Dalle brioche al pensiero: “perché non creare un gusto interamente dedicato alla città di Reggio?”. Detto, fatto.

lavorazione crema reggina

Base zabaione, colorata in rosa con colorante naturale, rhum, ciliegie candite e gocce di cioccolato. Nella base anche la cannella a stecche, come aroma ma anche come anti batterico naturale, artigianale tecnica conservativa. Questa è ancora oggi la ricetta della Crema Reggina.

“Perché rosa?”, la domanda spontanea. “Per amore della sua squadra, la Reggina. Papà non ha mai dimenticato gli anni in cui giocava in porta ed è stato super tifoso degli amaranto. Nei suoi occhi, quelli di papà, l’amaranto e la Reggina erano lì, in ogni suo dolce. Non solo nella crema”, aggiunge Marilena.

I clienti, nella sua pasticceria, entrano ed escono. Qualcuno si sofferma sulle foto; qualcun altro saluta Marilena e inizia a ricordare aneddoti. Sono cambiate le richieste negli anni? “No, sono sempre quelle ed i dolci non abbiamo mai ritenuto cambiarli”, spiega la signora. I rollè, lo zuccotto, le torte gelato, i semifreddi: storie e tradizioni reggine ma anche calabresi.

“Nel 1988 venne meno nostro padre e tra avvoltoi e discriminazioni – perché tutte donne – ci chiesero cosa fare di quella pasticceria. Risposi senza pensarci un solo istante. Continuiamo!!”. Non è cambiato il pan di spagna, come un tempo. O la panna con il latte. Sono modificati, in verità, i gusti. Le sue figlie oggi elaborano e propongono anche altre buonissime leccornie, come i biscotti al cioccolato ripieni della cara crema rosa.

i dolci di Caridi

“Papà viaggiava spesso, partecipava alle fiere: poi, tornava e sperimentava. I suoi cavalli di battaglia sono stati veramente tanti oltre la crema reggina: la saint-honoré, i rollè, i quaresimali, la palermitana, lo spumone o i semifreddi realizzati per i matrimoni, che allora si festeggiavano in casa e prevedevano solo un buffet di dolci, e finanche il torrone con base di fiordilatte, mandorla caramellata e cedro candito a cubetti…” e ce lo racconta, Marilena, mostrandoci le stoviglie di allora. Provare per credere. Pardon, provare per sognare. La Crema Reggina è storia.