Mer 24 Lug 2024
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Superstrada Cosenza-Sibari, Mazza: “L’ennesima incompiuta venduta come funzionale”

“Ho avuto modo di leggere una nota della Provincia di Cosenza nella quale si dava comunicazione dell’imminente conclusione lavori lungo la SP197. Per chi avesse poca dimestichezza con le sigle, la SP197 è la lingua d’asfalto meglio conosciuta come “strada della diga”. Non nascondo il mio stupore nell’aver letto alcune approssimazioni delle quali a breve illustrerò”.

E’, questo, l’incipit di Domenico Mazza, Presidente del Comitato Magna Graecia sull’infrastruttura.

“Nondimeno, devo constatare che le superficialità di approccio all’argomento in questione qualificano, da almeno due lustri, l’Ente intermedio autore del dispaccio. La vicenda della famosa “Via del Crati” (così fu battezzata l’opera durante la sua presentazione) risale al 2011 quando a presiedere il massimo livello amministrativo provinciale era l’On. Mario Oliverio. Quella del già Governatore regionale fu l’ultima Presidenza provinciale a suffragio universale”.

“Poi intervenne la Delrio e le Province furono trasformate in Enti di secondo livello. Alla guida dell’Assise, da allora, si sono succeduti l’On. Mario Occhiuto (al tempo Sindaco di Cosenza), l’ On. Franco Iacucci (già Sindaco di Aiello) e l’attuale Primo cittadino di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro”.

“Tredici anni fa, durante una conferenza stampa, venne presentata la nuova superstrada Cosenza-Sibari come una delle principali infrastrutture presenti nel piano delle grandi opere pensate dalla Provincia di Cosenza. L’asse stradale faceva parte di una pianificazione infrastrutturale di tutto rispetto: “Sibari-Sila”, “strada di collegamento tra gli estinti comuni di Corigliano e Rossano (ex 106 lato monte)”, “velocizzazione itinerario A2 svincolo di Castrovillari-centro Città”, solo per citarne alcune…” – prosegue Mazza.

Una grande incompiuta da 13 anni

“La Cosenza-Sibari gemmò come un articolato intervento, di parziale adeguamento e nuova opera in variante, del più complessivo disegno di percorrenza della valle del Crati. Il progetto prevedeva la congiunzione della SS106 radd. (Corigliano-Rossano, loc. Salice) con la SS107 (Cosenza, area ex Carrefour), con intersezione allo svincolo di Tarsia sull’A2. La nuova strada di categoria C1 (extraurbana secondaria), una volta ultimata, avrebbe raccordato in circa 40 minuti il Capoluogo, i Comuni della destra Crati e la piana di Sibari“.

“L’opera pubblica, pertanto, almeno nella parte iniziale, avrebbe dovuto rappresentare una valida alternativa al tracciato autostradale. Da allora il progetto è stato più volte rimaneggiato e riproposto come un più modesto collegamento Tarsia-Cantinella. Del resto il centralismo che storicamente connota la provincia di Cosenza non è certo nuovo a queste cose”.

“Credo, in tutta onestà, che pochi altri Enti in Italia siano riusciti a trasformare il concetto di trasversale in un più generico appellativo di rabberciata traversa. Da questo punto di vista le varie revisioni al ribasso di progetti come la Sibari-Sila e la Sila-Mare potrebbero fare scuola”.

Da grande intervento a modesto collegamento

“Tuttavia, gli Amministratori jonici dovrebbero quanto meno indignarsi nell’apprendere che la parziale apertura del non ultimato secondo lotto funzionale (svincolo Terranova – diga del Crati), venga promosso come “Intervento realizzato per incrementare la sicurezza e collegare in maniera rapida i Comuni della valle del Crati con quelli dello Jonio cosentino”.

“Vieppiù, con l’aggravante che il primo lotto funzionale (svincolo Tarsia A2 – diga del Crati), a distanza di oltre 13 anni dalla posa della prima pietra risulta parzialmente adeguato a categoria C1 e con un contenzioso che dal 2013 inibisce l’apertura della galleria “Cozzo Castello” e dei due viadotti di collegamento alla stessa”.

Popolazioni e Classi Dirigenti dovrebbero porsi delle domande

“Non fosse altro che per evitare di farci considerare alla strega di una tribù con l’anello al naso. Capisco che la politica sia fatta anche da parate e attimi di giubilo, tra l’altro, talvolta, neppure richiesti. Tuttavia, vendere come “lavoro finito” l’insufficiente imbastitura di un abito pensato e mai seriamente realizzato mi sembra troppo anche per un popolo, da sempre, trattato alla stregua di coloni”.