I cani randagi in branco sono pericolosi. Che che ne dicano le associazioni animaliste, troppo spesso si registrano casi in cui le persone vengono aggredite da cani in branco lasciati vagare, anche dopo aver ricevuto segnalazioni. Questo problema riguarda anche i centri abitati calabresi. Agire dopo è tardi. Bisognerebbe pensare a una politica attiva per affrontare questa situazione, ma purtroppo viene spesso trascurata.
Un fenomeno in aumento
Negli ultimi quarant’anni, il numero dei cani randagi che vivono liberi nelle città, nei boschi o nelle campagne è in costante aumento. Sempre più spesso questi animali rappresentano un vero pericolo, perché possono causare incidenti stradali, diffondere malattie gravi come la rabbia o aggredire persone e animali domestici e selvatici.
Cani padronali abbandonati
Nella maggior parte dei casi, si tratta di cani padronali privi di microchip, non sterilizzati e vittime di abbandono. La mancata sterilizzazione accresce ulteriormente il fenomeno del randagismo, dal momento che i cuccioli nati da una coppia di cani randagi saranno sicuramente non sterilizzati e, se non verranno catturati, si potranno riprodurre, ingrandendo sempre di più il problema.
La formazione di branchi
Essendo animali sociali, i cani randagi che riescono a salvarsi dagli incidenti, dalla fame e dalle malattie, tendono a formare branchi più o meno numerosi, che possono garantire maggiori possibilità di sopravvivenza e controllo di un determinato territorio.
Un caso tragico
L’ultimo caso, in cui a perdere la vita è un uomo aggredito da cani randagi, proviene dalla vicina Sicilia. Un uomo è stato trovato morto in contrada Malfitano, a Bagheria (Palermo). La vittima, Salvatore Maggiore, di 85 anni, è stato ritrovato dalle figlie con profonde ferite alle gambe. Resta da chiarire se l’anziano abbia avuto un malore e poi sia stato aggredito da due cani o se siano stati i morsi degli animali a provocarne la morte. Pare che la vittima avesse ferite anche su un braccio.



