Il Simposio AFI rappresenta da decenni il punto di incontro privilegiato tra l’accademia e l’industria farmaceutica italiana, un ecosistema dove il confronto tra professionisti e ricercatori delinea le traiettorie delle future strategie terapeutiche.
È in questa cornice di prestigio che si inserisce il Premio Alessandro Rigamonti, un riconoscimento nazionale volto a premiare il talento di dieci ricercatori under 30 i cui progetti si distinguono per un eccezionale potenziale innovativo.
Tra i protagonisti della seconda edizione spiccano i nomi di Roberta Sole e Giuseppe Scopelliti, dottorandi presso il Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria, i cui lavori incarnano perfettamente la transizione dalla teoria scientifica alla soluzione pratica per il paziente.
Il progetto della dottoressa Roberta Sole affronta una delle sfide più critiche del drug delivery: il superamento dei limiti di solubilità e stabilità che spesso compromettono l’efficacia di promettenti principi attivi. Attraverso l’impiego di solventi eutettici profondi (DES), con una particolare attenzione alle varianti naturali (NADES) e terapeutiche (THEDES), la ricerca propone una piattaforma tecnologica versatile e sostenibile. In questo modello, il solvente evolve da semplice veicolo a elemento funzionale della formulazione, capace di ottimizzare la biodisponibilità dei farmaci anche attraverso vie di somministrazione non convenzionali, promuovendo così una visione della farmaceutica che sia al contempo etica, efficace e rispettosa dell’ambiente.

Parallelamente, la ricerca del dottor Giuseppe Scopelliti si focalizza sul miglioramento della qualità della vita dei pazienti celiaci, superando i limiti della sola dieta gluten-free. Il cuore della sua proposta è un dispositivo medico orale basato sui Molecularly Imprinted Polymers (MIPs), progettato come un vero e proprio “sistema a trappola” capace di intercettare selettivamente i peptidi immunogenici del glutine prima che possano innescare la risposta infiammatoria intestinale.
Sfruttando biopolimeri naturali a bassa immunogenicità ed elevata biocompatibilità, questo approccio si allinea alle più moderne tendenze nel campo delle combinazioni farmaco-dispositivo, offrendo uno scudo concreto contro le contaminazioni accidentali.

Sebbene focalizzati su ambiti differenti, entrambi i lavori sono uniti da un filo conduttore che riflette l’evoluzione delle moderne life sciences: l’ambizione di tradurre l’innovazione di laboratorio in tecnologie cliniche tangibili.
Il riconoscimento ottenuto al Simposio AFI non celebra dunque solo l’eccellenza accademica dei due giovani ricercatori dell’UniCal, ma sottolinea l’importanza di una ricerca scientifica che sappia rispondere con pragmatismo e visione lungimirante ai bisogni reali della salute umana.



