L’economia italiana attraversa una fase di profonda trasformazione che, nell’arco degli ultimi venti anni, ha portato a una contrazione significativa della capacità di spesa e del risparmio delle famiglie.
Secondo l’analisi realizzata dal CER per Confesercenti, il quadro che emerge nel 2026 è quello di un Paese dove si lavora di più, ma si guadagna meno in termini reali. Nonostante l’aumento degli occupati, saliti di 1,4 milioni tra il 2005 e il 2025 (da 22,7 a 24,1 milioni), il reddito unitario totale da lavoro è diminuito del 9,3%, traducendosi in una perdita media di 4.400 euro per ogni lavoratore.
Il crollo dei redditi da lavoro autonomo e dipendente
La flessione più marcata riguarda il lavoro autonomo, i cui redditi sono crollati del 22,3%, con una riduzione di 12.500 euro. Anche il lavoro dipendente ha subito una contrazione, seppur più contenuta, pari a 532 euro. Questa dinamica ha portato il potere d’acquisto delle famiglie nel 2025 a un livello inferiore del 3,2% rispetto a quello del 2005. Parallelamente, la propensione al risparmio è quasi dimezzata, passando dal 13,3% al 7,8% del reddito disponibile.
Consumi in calo e aumento delle spese obbligate
Sebbene la spesa nominale delle famiglie sia aumentata del 23% nell’ultimo ventennio, il dato al netto dell’inflazione rivela una realtà opposta: i consumi reali si sono ridotti del 15%, ovvero 133 miliardi di euro in meno, che corrispondono a circa 5.000 euro di spesa in meno per ogni nucleo familiare. A comprimere ulteriormente i bilanci è la crescita delle spese incomprimibili come casa, energia, trasporti, sanità e servizi finanziari. Questi costi fissi assorbono oggi il 42% delle entrate familiari, per una media di circa 14.300 euro annui.
L’impatto dei conflitti internazionali e la produttività stagnante
Le tensioni in Medio Oriente e il conflitto in Iran rappresentano una nuova minaccia per la stabilità economica, con il rischio di una fiammata inflazionistica al 2,9% che potrebbe cancellare altri 3,9 miliardi di consumi. A ciò si aggiunge una pressione fiscale elevata, attestata al 43,1% nel 2025, e una produttività che a valori costanti arretra del 2,4% rispetto al 2005.
“Il 2026 poteva e doveva essere l’anno della svolta per l’economia italiana. La guerra in Iran, che si aggiunge al dramma ucraino, ci obbliga invece a rivedere le prospettive dei prossimi mesi”, ha commentato Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. Secondo Gronchi, anche il settore del turismo potrebbe risentire della situazione negativa.
“I costi incomprimibili pesano in modo ormai insostenibile su moltissime famiglie, e bisogna evitare che crescano ancora. Per invertire la tendenza occorre intervenire sul nodo energia. È da lì che passa oggi una parte decisiva della difesa del potere d’acquisto delle famiglie e della competitività delle imprese”.



