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Il Sud come generatore di risorse senza ritorno: il paradosso del PNRR

di Massimo Mastruzzo*

Il Mezzogiorno d’Italia continua a essere protagonista di una narrazione che non trova riscontro nella realtà dei fatti. Secondo l’analisi di Massimo Mastruzzo, esponente del Direttivo Nazionale del Movimento Equità Territoriale, il Meridione non sta ricevendo quanto gli spetta di diritto, alimentando un fenomeno migratorio che non è frutto di una libera scelta, ma di una stringente necessità legata al lavoro, alla salute e all’istruzione. Questa situazione non rappresenta un semplice divario economico, ma una sistematica sottrazione di diritti che mette in discussione l’effettiva applicazione dell’Articolo 3 della Costituzione italiana.

I criteri di assegnazione dei fondi europei

Il Next Generation EU ha messo a disposizione dell’Italia circa 209 miliardi di euro su un totale di 750 miliardi previsti per la ripresa post-pandemia. Tale cifra non è stata assegnata in modo casuale, ma si basa su parametri precisi: popolazione, reddito pro capite e tasso di disoccupazione. Se il criterio fosse stato esclusivamente demografico, la quota destinata al Paese si sarebbe fermata a circa 97,5 miliardi di euro. La parte eccedente è stata stanziata proprio in virtù delle condizioni critiche in cui versa il Mezzogiorno, caratterizzato da redditi più bassi e una disoccupazione strutturalmente più alta rispetto alla media nazionale.

La gestione politica delle risorse e la responsabilità del governo

Nonostante il Sud sia il motore che genera la quota decisiva delle risorse assegnate all’Italia, la distribuzione effettiva di questi fondi sembra seguire logiche differenti. Mastruzzo sottolinea come il sistema attuale non sia orientato al riequilibrio territoriale, bensì alla gestione del divario preesistente. La gestione del PNRR, affidata al Governo nazionale e all’attuale maggioranza, non sta portando la svolta attesa nelle regioni meridionali. I criteri utilizzati per ottenere i finanziamenti da Bruxelles sembrano svanire al momento della ripartizione interna, lasciando il Sud in una posizione di marginalità decisionale.

Secondo la visione del Movimento Equità Territoriale, il Meridione viene utilizzato strumentalmente: serve a giustificare l’ingresso di ingenti capitali che però non vengono impiegati per determinare un reale cambiamento strutturale del territorio. Questa dinamica trasforma il PNRR da occasione di rilancio a mera scelta politica di cui il governo deve assumersi la piena responsabilità. Senza un rispetto rigoroso dei numeri e una reale autonomia decisionale per il Sud, l’unità del Paese rimane un concetto puramente teorico, mentre il sistema continua a riprodurre le medesime disuguaglianze che dovrebbe combattere.

*Direttivo Nazionale MET Movimento Equità Territoriale