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Centri per l’impiego in Tunisia e gestione dei flussi: la proposta di Roberto Occhiuto per contrastare il calo demografico

La gestione dei flussi migratori e il contrasto allo spopolamento richiedono un cambio di paradigma che punti sul governo del fenomeno piuttosto che sul subire passivamente le dinamiche globali. Il presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, ha tracciato una linea d’azione concreta in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, proponendo un legame diretto tra la formazione e il reclutamento nei paesi d’origine e le necessità del tessuto produttivo locale.

L’idea cardine si focalizza sull’istituzione di presidi formativi e di orientamento direttamente sulla sponda sud del Mediterraneo. Nella propria regione si sta cercando di aprire sezioni dei centri per l’impiego in Tunisia, per persone che scappano dalla sponda Sud del Mediterraneo. Chi fugge dalla fame e dalla guerra continuerà a farlo. Davanti a questa realtà, si riscontra il paradosso di imprese turistiche che non trovano camerieri o manodopera. Governare il fenomeno invece che subirlo rappresenta la via d’uscita per rispondere alle esigenze economiche del territorio.

Il parallelo storico e la risposta alle critiche sullo spopolamento

Il declino demografico non è più un’emergenza circoscritta alle sole zone interne, ma una tendenza strutturale che minaccia la tenuta stessa del sistema paese. I dati sullo spopolamento indicano che nei prossimi anni la questione riguarderà l’intero territorio nazionale e non solo le aree montane. In questo contesto, l’apporto dei lavoratori stranieri attraverso canali regolati diventa una risorsa per la sopravvivenza di interi settori economici.

Le obiezioni ideologiche legate a presunti rischi di trasformazione demografica incontrollata vengono respinte attraverso un parallelo con la storia dell’emigrazione italiana all’estero. In America gli italiani facevano lavori che gli americani non volevano più fare. Oggi ci sono in Italia lavori che gli italiani non vogliono fare. Di fronte alle accuse di favorire dinamiche di sostituzione, il confronto si sposta sui modelli internazionali, rilevando come nessuno ponga questa obiezione in America e liquidando determinate resistenze come retaggi che ricordano il culto della razza ariana.

Politica e flussi regolati: la critica ai populismi

Il dibattito politico attorno alla sicurezza e all’immigrazione necessita di una narrazione basata sui dati e sui risultati amministrativi, piuttosto che sul richiamo alle reazioni emotive dell’elettorato. Il bilancio dell’azione dell’esecutivo mostra elementi di stabilità che dovrebbero essere valorizzati per dimostrare la capacità di controllo dello Stato.

Infatti bisognerebbe evidenziare i risultati che il governo ha ottenuto: i flussi di immigrazione si sono ridotti. E se guardiamo i decreti flussi, sono aumentati gli immigrati arrivati in maniera controllata. La tendenza a rincorrere parole d’ordine demagogiche viene individuata come un errore strategico dettato dalla competizione interna alla stessa area politica. È assurdo che invece di dire agli italiani ciò che di buono il governo ha fatto si faccia un salto all’indietro e si parli alla pancia degli elettori. Secondo questa visione, alimentare i populismi e le paure si ritorce contro chi lo fa, convincendo i cittadini dell’assenza di soluzioni e spingendoli unicamente alla ricerca di un colpevole.