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Salario minimo negli appalti regionali, Laghi: «La proposta c’è già. Da dicembre»

Il dibattito sul salario minimo nei contratti pubblici della Regione Calabria si arricchisce di un nuovo capitolo, incentrato sui tempi e sulle modalità di esame delle proposte legislative. Il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, è intervenuto in merito al recente deposito di un progetto di legge analogo da parte della collega Elisabetta Barbuto, ricordando come una simile iniziativa sia già stata avviata sei mesi fa.

La coincidenza dei testi e le caratteristiche della misura

La nuova proposta di legge, protocollata il 3 giugno 2026, presenta ampi punti di convergenza con il testo presentato in precedenza. Ferdinando Laghi ha commentato la situazione sottolineando la sovrapponibilità delle due iniziative, volte a tutelare i lavoratori dei servizi in appalto:

«Ho letto con interesse la proposta di legge depositata dalla collega Barbuto sul salario minimo nei contratti pubblici regionali protocollata lo scorso 3 giugno 2026. Trovo il testo largamente condivisibile nei contenuti, del resto, è sostanzialmente coincidente con quello che io stesso ho depositato il 17 dicembre scorso (prot. n. 25055), dal titolo “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Calabria”».

Il progetto normativo depositato a dicembre impegna la Regione, le aziende del sistema sanitario regionale, le agenzie, le autorità e tutti gli enti strumentali a indicare, in ogni procedura di gara, il contratto collettivo più attinente all’attività, stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, in coerenza con l’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici. L’atto prevede l’obbligo di verificare che il contratto garantisca una retribuzione minima tabellare pari a 9 euro l’ora. Nei casi in cui l’impresa applichi un contratto differente, si rende necessario condurre un giudizio di equivalenza sui 12 parametri dell’allegato al codice degli appalti, accertando comunque la soglia inderogabile dei 9 euro, il tutto senza generare nuovi oneri per il bilancio regionale.

Differenze tecniche e l’appello per una rapida calendarizzazione

Nonostante l’impostazione di fondo e l’ambito applicativo siano identici, il consigliere Laghi ha segnalato una specifica differenza tecnica tra i due testi:

«La mia proposta costruisce un obbligo di verifica in capo alle stazioni appaltanti: i nove euro sono un vincolo, non un punteggio. Mi fa piacere, in ogni caso, che il tema convinca anche altri. Meno mi convince l’idea che si debba ricominciare da capo, come se nei cassetti delle commissioni non giacesse già un testo depositato sei mesi fa».

Attribuendo la sovrapposizione a una possibile svista legata alla mole di documenti presenti in Consiglio regionale, l’esponente politico ha richiamato l’attenzione sulla necessità di velocizzare l’iter burocratico. L’invito rivolto ai colleghi e ai gruppi consiliari è quello di unire le forze sulla proposta già esistente e protocollata da mesi per garantirne l’approdo in commissione e in aula nel più breve tempo possibile. Secondo il consigliere, la situazione del lavoro povero in Calabria e le condizioni dei lavoratori della sanità esternalizzata, delle pulizie e della manutenzione richiedono risposte immediate che non possono attendere i tempi della burocrazia.

Laghi ha concluso ribadendo la propria apertura al confronto, purché finalizzata all’efficacia dell’azione legislativa:

«Sono disponibile a ogni forma di collaborazione nell’interesse dei lavoratori calabresi. Meno lo sono a ricominciare ogni volta da capo».