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Pietrangelo Buttafuoco incanta tutti al Festival delle Serre

«Noi del Sud abbiamo la forza della parola, del sogno, dell’immaginazione e della bellezza che passa attraverso la capacità meravigliosa di cercarsi, di incontrarsi, di parlarsi, di guardarsi, di abbracciarsi e di riconoscere».

Così Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore, artista puro, protagonista della venticinquesima edizione del Festival delle Serre di Cerisano. Intensi sguardi sul mondo con il monologo spettacolo “L’universale siciliano” ovvero identità profonde e remote che abitano ognuno, capaci di fabbricare lo spirito critico e di creare, fondamentali per non fare mai placare l’eterno movimento dell’amore e delle passioni di ogni giorno.

Intreccia vite, scavalca montagne nei transiti dell’esistenza, Buttafuoco, sempre pronto a incantare la folta e desta platea tra filosofia, storia, letteratura, teatro, cinema, valori e luoghi: il Sud del Sud dei santi, per dirla come Carmelo Bene. «L’impostazione tutta d’arte creata, voluta, scelta da Bene – per Buttafuoco, infatti – segna profondamente quello che è il nostro destino, di chi abita, vive e sperimenta il Sud. Dobbiamo lavorare – rimarca – affinché questa bellezza, queste mura, queste pietre che sanno incontrare l’armonia, diventino ancora una volta la culla, non solo di chi resta ma di chi se ne va, di chi se ne è andato, di chi pensa di non tornare più, perché sappiamo perfettamente che tutto questo è economia e commercio e il transito del futuro»

. Oltre ogni retorica e al di là dello spirito del tempo, l’auspicio di Buttafuoco è che «ogni comunità torni a essere l’elemento vivo che dia la possibilità di costruire, di abitare e di pensare, nel segno della semplicità». Il Festival delle Serre è stato un vero e proprio successo grazie a Buttafuoco e ai protagonisti che lo hanno caratterizzato, passando dal jazz al teatro, dalla musica classica al cinema, dagli artisti di strada agli spettacoli di burattini e poi mostre, dibattiti, incontri culturali e percorsi enogastronomici alla scoperta di tradizioni, gusti e sapori di un tempo.

“Il più bel festival calabrese” è stato definito dal sindaco di Cerisano Lucio Di Gioia. Come dargli torto, forte della bellezza del paese, capace di accogliere il pubblico delle grandi occasioni, in cui i vicoli e le piazze si sono trasformati in teatri all’aperto tra scorci incredibili e un fascino che pochi altri luoghi, forse, riescono a far germogliare. Pietrangelo Buttafuoco, sulla scia del festival, ha alzato il livello delle cosiddette rassegne estive. È rinata, perché no nel mistero, anche la consapevolezza del possesso di altre e vere ricchezze, autentiche, remote, come a restituire – attraverso i racconti di Buttafuoco nei borghi di Cerisano – la forza irradiante dell’interiorità, nella vocazione del sentimento, in cui le domande non sono rimaste lì a suscitare altre domande ma sono approdate all’olimpica essenzialità delle risposta, verso tutto quello che è arte di casa e tradizione: bellezza ed eleganza d’altri tempi che sono ancora vive.

Antonio Sergi