Cerisano, al Festival delle Serre un itinerario dei sensi, “Fra il Sacro e il Mito”

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Grande pubblico e grandi emozioni ieri sera, nella Chiesa del Carmine, proscenio del secondo appuntamento inerente alla Sezione “Classica” del XXVI Festival delle Serre, che, tra l’altro, ha avuto come protagonista il talento di alcuni artisti cerisanesi.

Ascoltare la musica, in ogni suo genere, significa affidare le proprie emozioni alla fecondità della creatività, animante la sensibilità che quella musica ha composto, e alla virtù della passionalità, connotante l’indole che quella musica esegue: composizione ed esecuzione, i due momenti in cui si realizza quel miracolo chiamato musica; due momenti i quali danno colore, vita, si potrebbe dire persino forma, all’intreccio di melodia e armonia concepito ed elaborato col fine di addolcire l’asprezza del vissuto in chi ascolta.

Ascoltare buona musica non è scontato, comporre ed eseguire buona musica non è semplice: quando, però, i sensi si trovano al cospetto di tali sideree congiunzioni, beh, allora la percezione spaziotemporale di un attimo, nel caso specifico di una sera volgente verso la fine dell’estate, si apre sull’infinito, sull’interminata vastità della bellezza più pura, dell’incanto più ammaliante. Ecco, la serata vissuta ieri, sotto la volta, fregiata da stucchi e luce, della Chiesa del Carmine di Cerisano, che ha ospitato il secondo appuntamento inerente alla Sezione “Classica” del XXVI Festival delle Serre, ha condotto lo sguardo interiore degli appassionati, affollanti l’unica navata del bellissimo edificio di culto seicentesco, ad alzare lo sguardo verso la linea d’orizzonte ove sorge il sole della nostra floridezza recondita; quell’orizzonte da cui il plumbeo ripetersi del quotidiano ci distoglie, spingendo il nostro sguardo verso il basso, verso la materialità dell’ordinario, facendoci vivere in maniera incompiuta, monca la fugacità mondana.

Ieri sera, questo senso d’incompiutezza è stato, per qualche momento, dileguato dall’esibizione di alcuni artisti, i quali hanno guidato i presenti “Fra il Sacro e il Mito”, ovvero in un’originale proposta musicale e poetica, che, sotto la supervisione del direttore artistico della Sezione succitata, Vincenzo Palermo, ha regalato un itinerario associante suggestioni forbite, tratteggiate da elegia antica, con movimenti dell’animo tratti da una visione trascendente del tempo che ci corre accanto. Un itinerario che è stato percorso in due tempi, con il primo dedicato a una soave rilettura in chiave musicale del libro “Come fa l’Onda. Donne, metamorfosi nel mito”, della professoressa Assunta Morrone, la quale ha assistito a una serata ove la musica, finemente cesellata dal percussionista e compositore cerisanese Massimo Belmonte, e ieri eseguita, oltre che dallo stesso Belmonte, alle percussioni, dal flauto di Angela Intrieri e dall’arpa di Emanuela De Zarlo, ha trovato appropriata simbiosi con i testi, che, recitati da Imma Guarasci e da Giorgio Naccarato, hanno disegnato i contorni stilizzati di alcune figure femminili attorno a cui ruota la dimensione mitologica a noi cantata dall’Epica, quali la disperata Didone, la temibile Circe, la mostruosa Scilla, la misteriosa Persefone, la voluttuosa Afrodite: in particolare, il respiro moderno della Composizione di Belmonte, delle sonorità che egli ha creato ed eseguito, ha condotto, unitamente all’intensa ispirazione custodita, e splendidamente declamata, tra i versi della professoressa Assunta Morrone, i presenti nelle atmosfere idilliache del mondo classico, in cui fiorì l’immortale civiltà che ha scolpito l’identità magnogreca, elevando, nell’ebbrezza della sensibilità più sublime, una serata consacrata alla bellezza della fantasia artistica.

Quella fantasia che ha nella Musica e nella Poesia “una stupenda sintesi, la quale – osservava ieri sera una ragazza presente fra il pubblico, traendo spunto da quanto ascoltato e proponendo un acuto parallelismo con le impressioni provate da chi ha partecipato, sabato scorso, alla Cena al Buio che ha aperto l’Edizione festivaliera di quest’anno – rende i cuori leggeri, proprio come il buio, che confonde i sensi, inebriandoli e portandoli via, nel sogno, nella magia…” La magia di bella serata, trascorsa a seguire un ipnotico dialogo che ha fuso Musica e Poesia, a cui hanno contribuito anche i giovani compositori Luigi Maletta, Tommaso Greco e il poeta Massimo Cistaro. Un’interazione da applaudire e di cui è piacevole scrivere: sì, è un piacere lasciarsi pervadere dal fiato dell’arte e a raccontarlo, in termini entusiastici; ed è anche doveroso, perché coloro i quali riescono a trasferire, verso gli altrui sensi, la nobile sostanza della creatività, in ogni sua forma, meritano i complimenti più sinceri.
Pierfrancesco Greco

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