Reportage: Il centro antiviolenza di Paterno Calabro. Videointervista sulle attività e tutte le info necessarie

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Si può combattere la violenza alle donne? Si può essere d’aiuto a chi, nel tempo, porge la mano, chiede, invoca? Si può programmare, a lungo raggio, un lunga azione tesa alla ricerca di una soluzione auspicata? La risposta alle tre domande è “si, si può”. Quasi a paragonare quel famoso “motto” usato da Obama prima di divenire presidente dell’America, “yes, we can”. A Paterno Calabro il sindaco Lucia Papaianni, gli amministratori tutti, l’avvocatessa Maria Campolo e tabte volontarie rispondo quotidianamente a tutto ciò. Cdn ha fatto visita al Centro Antiviolenza del Comune di Paterno Calabro che è un luogo di donne che accolgono donne. 

Basterebbe questo per sintetizzare la bontà dell’iniziativa. Oppure i sorrisi e le mille idee del sindaco e dell’avvocatessa. Guai, a proposito, a definirla al maschile, l’avvocato. Anche questa è una battaglia.

Il Centro ha avviato un lavoro di rete con i servizi territoriali non sostituendosi e non sovrapponendosi ad essi, ma lavorando con gli stessi.

“La peculiarità di questo luogo sta nell’essere uno spazio in cui le donne si ritrovano e si muovono, tra l’urgenza dell’ascolto e dell’aiuto individuali e la costruzione di progetti di libertà, incompatibili con ogni forma di violenza”, ci raccontano i protagonisti.

La storia del Centro Comunale di Paterno Calabro si pone  nella storia dei Centri antiviolenza cominciata oramai “ a partire dagli anni 60-70 traendo origine dai movimenti delle donne,  dall’esperienza del femminismo… Dai luoghi del femminismo, dai collettivi, dall’UDI, da associazioni che avevano animato l’esperienza politica di quegli anni sono nati i primi spazi di ricerca di libertà, di autonomia e di espressione, a partire dal desiderio di uscire dai condizionamenti e dalle prescrizioni, dalle oppressioni che nel tempo si sono sedimentati nelle relazioni fra uomini e donne.”

Nel Centro antiviolenza la riflessione tra donne parte dalle proprie vite, le esperienze vissute, il partire da sé, mettendo in discussione ruoli tradizionali e aspettative ancorate alle differenze di genere. Infatti i gruppi che abbiamo realizzato, sotto la guida della responsabile dell’accoglienza e della psicologa, sono state rivolte a tutte le donne che hanno deciso di prendervi parte. 

 Il  Centro antiviolenza ha  avviato pertanto percorsi di uscita e di conoscenza e consapevolezza della natura strutturale della violenza alle donne. “Riconoscendo la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere, e riconoscendo altresì che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

Per le donne del territorio diventa  un bisogno e un desiderio quello di rifugiarsi in luoghi protetti, al riparo dalla violenza per ricominciare a ricostruire la propria vita libera dalla violenza.Molte sono state le donne che hanno contattato il Centro e che stiamo sostenendo  attualmente in percorsi anche giudiziari.

Molte sono state le richieste di aiuto anche per i minori.

Abbiamo avuto modo di constatare che , inaspettatamente, abbiamo avuto molte richieste di vario genere concernente i minori e molte richieste di consulenza legale anche per cause di separazione e divorzio, perdita della potestà genitoriale presso Tribunali fuori Regione.   

 Una vera e propria sfida per il territorio!

Il Centro  ha offerto, in tutti questi mesi , servizi alla società, aiutando le donne a riconoscere la violenza nelle relazioni, sostenendole nel percorso di uscita dalla violenza e per l’affermazione dell’indipendenza e della libertà. Il  Centro ha costruito progetti con le donne trasformando così il servizio in azione politica di cambiamento dell’intera società. Attenti a rispondere ai bisogni di donne e bambini/e, vittime della violenza maschile, e attivi e tenaci nel sollecitare le istituzioni a mettere al centro della loro agenda politica azioni contro la violenza.

Il Centro ha intrapreso diverse attività seminariali e di formazione, ma anche di informazione rivolti all’intera comunità ponendo in essere azioni che si sono rilevati veri e propri “laboratori sociali” in cui si sperimentano relazioni virtuose e azioni di prevenzione e formazione attraverso interventi locali e territoriali mirati. 

Abbiamo realizzato i “ laboratori del fare”, così definiti dalle donne del territorio, dove ognuna di loro ha messo a disposizione delle altre la propria maestranza per una condivisione dei saperi.

E’ così che la sinergia e la collaborazione può creare valore aggiunto anche in un’ottica di cambiamento della lettura del fenomeno della violenza alle donne.“ Non emergenza sociale da contrastare attraverso misure di sicurezza, la violenza maschile alle donne è fenomeno antico, tanto quanto la storia di un’umanità che ha centrato la propria base sull’affermazione di un unico genere, considerato fintamente neutro”. 

“Oggi la visibilità del fenomeno è strettamente legata alla consapevole libertà delle donne e alla presenza dei Centri che lo rendono riconoscibile. Con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata” .Tali concetti sono stati approfonditi ciclicamente in diversi incontri seminariali, ma sui quali ritorneremo sempre ogni anno . 

Il fenomeno della violenza alle donne nella metodologia seguita nel Centro di Paterno Calabro  è studiato e affrontato come concetto di violenza contro le donne  strettamente legato alle relazioni di coppia, alle rappresentazioni sociali dei rapporti di genere, ai codici simbolici di lettura dei gesti e degli atteggiamenti comunemente appresi, all’identità di genere femminile e maschile, al potere. 

A partire da queste riflessioni le donne volontarie del Centro si sono interrogate, dietro le guide delle esperte,  sul significato dell’appartenenza di genere in ogni ambito a partire da quello lavorativo. La supposta e fuorviante presunta neutralità del ruolo ricoperto a livello lavorativo, ad esempio assistente sociale, avvocata/o, psicologa/o, poliziotta/o continua a rappresentare un ulteriore impedimento al tentativo di leggere con occhi sessuati e di parte la realtà. Il lavoro con le donne che subiscono violenza comporta un focus necessario sull’argomento, poiché le donne vittime interpellano direttamente la rappresentazione di sé sessuandola, sia nel caso in cui per loro è indifferente, sia nel caso in cui chiedano espressamente di rapportarsi ad una donna.Ragion per cui come Centro di Paterno Calabro abbiamo adottato un linguaggio non neutro, ponendo in essere una vera e propria azione su tutto il territorio.

“Abbiamo spiegato con diversi incontri sul territorio perché nei centri antiviolenza lavorano solo donne, proponendo addirittura un “Manifesto”, spiega la Papaianni. 

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – Istanbul, 11 maggio 2011 – è la relazione che si instaura tra la donna che ascolta e la donna che si racconta il tramite che permette a quest’ultima di raggiungere un cambiamento, una conoscenza più consapevole di se stessa e delle proprie capacità. Non viene avviato un percorso di cambiamento di sé, ma di realizzazione di sé; viene facilitato ciò che, per la donna, è potenzialmente e realisticamente possibile perseguire. Alle donne non vengono offerte soluzioni precostituite, ma un sostegno specifico e informazioni adeguate, affinché possano trovare la soluzione adatta a sé e alla propria situazione. La metodologia prevede che ogni azione (denuncia, separazione, attivazione dei servizi, ecc.) venga intrapresa solo con il consenso della donna e che si lavori sempre per il suo vantaggio, attraverso una modalità che consenta alla donna di parlare di sé, offrendole la possibilità di credere in se stessa, secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e del non giudizio da parte delle operatrici. La violenza alle donne è un problema strutturale, quindi un problema della società e non un’emergenza, che presuppone un inizio ed una fine. La violenza contro le donne e i loro bambini è una violazione dei diritti umani, un crimine penale, lavorano esclusivamente con le donne che subiscono violenza e mai, in nessun caso, con il maltrattante.” 

Riconoscere che quello che accade a livello interpersonale e prevalentemente all’interno delle mura domestiche ha un significato che va al di là della singola che lo subisce perché si inserisce all’interno di un contesto che in qualche modo rende possibile che esista la violenza sulle donne; quindi ciò che accade a una singola donna riguarda tutte. Pertanto affrontare il problema della violenza domestica, sessuale, diventa legittimo solo in un contesto che mette in discussione la subordinazione all’uomo di donne e bambini. E’ un problema  culturale perché è luogo comune e atteggiamento diffuso l’opinione che vede la donna “responsabile” e “causa” al tempo stesso della violenza subìta. La responsabilizzazione della donna o addirittura di colpevolizzazione per la violenza subita, quando si individua nelle caratteristiche femminili (l’avvenenza fisica o il comportamento emancipato, ecc.) la causa della violenza, e di conseguenza di deresponsabilizzazione del maschile (l’essere fatti così, o l’essere gelosi, malati, alcolisti, etc) rappresentano ostacoli pesanti da superare e su cui lavorare in termini culturali .

L’Accoglienza: La metodologia di lavoro adottata nel corso di questo  anno ha avuto lo scopo di superare approcci tecnici standardizzati e aprioristici, a favore di un metodo che parte dal dare credito al racconto della donna e dalla fiducia costruita nella relazione. La metodologia dell’accoglienza adottata dal Centro di Paterno Calabro ,è quella che è stata sviluppata nel corso degli anni e validata da tutte le principali organizzazioni internazionali che si sono occupate d’intervento e di standard di qualità nell’aiuto offerto alle donne che subiscono violenza, si basa sul rafforzamento (empowerment) dell’ identità della donna e sulla relazione tra donne.Le donne che subiscono violenza, la violenza stessa, le sue conseguenze, non vanno considerati come dati obiettivi e fenomeni omogenei, così come i sintomi presentati non possono essere considerati un oggetto a cui sovrapporre le professionalità della cura. Il lavoro di rete sulle singole donne, viene svolto in accordo con la donna, e non deve prevedere un ruolo cardine per le forze dell’ordine, se non nel momento della protezione e della tutela; Il modello di rete da adottare deve essere “aperto” per attivare, anche in progress, l’inserimento di “nodi di servizio” ulteriori rispetto a quelli già individuati e assicurare una presa in carico integrata che coinvolge e sfrutta tutte le opportunità che la rete locale può avere a disposizione; ciò permette di dare una risposta, in modo globale, alla situazione multiproblematica che la donna solitamente presenta. La rete deve essere antiburocratica, flessibile, centrata sulle esigenze della donna e dei/delle suoi/sue figli/figlie I presupposti per un’efficace rete antiviolenza sono: – adottare un linguaggio comune dimenticandosi delle proprie spinte individualiste. Il linguaggio deve essere comprensibile a tutti, deve rimandare a letture comuni per poter identificare in modo inequivocabile la violenza e aiutare nel concreto le donne che ne sono vittime. L’uso di un linguaggio comune permette di condividere più facilmente una prospettiva comune nelle azioni di contrasto alla violenza, di adottare linee operative condivise e di definire procedure condivise tra differenti organismi, anche attraverso protocolli di intesa e/o l’avvio di progetti inter-istituzionali – essere disponibili a reticolare, cioè creare agganci tra forze diverse che – pur mantenendo la loro autonomia e specificità – perseguono insieme precisi obiettivi comuni. Lavorare in rete significa, per ogni operatore, creare sinergie, integrare le proprie competenze, accrescere la conoscenza del proprio territorio per raggiungere un obiettivo comune – utilizzare una metodologia integrata di presa in carico da parte di tanti servizi che deve sempre prevedere un unico progetto di uscita dalla violenza condiviso con la donna e nel rispetto della sua autodeterminazione – salvaguardare l’autonomia e l’autoregolazione dei singoli soggetti di rete, garantendo comunque il collegamento di tutti con il Centro Antiviolenza a cui affidare la governante in collaborazione con I Servizi Sociali.

Il Centro di Paterno Calabro lavora anche  sull’emergenza , siamo reperibili h24.

I servizi offerti

 – Accoglienza telefonica. In genere il primo contatto avviene telefonicamente: il telefono è un mezzo molto efficace per superare il senso di vergogna connesso alla violenza e permette di rimanere anonime. È utile per individuare i bisogni e fornire le prime informazioni. 

– Colloqui di accoglienza. Sono finalizzati all’analisi della situazione e dei bisogni, alla strutturazione del percorso di uscita dalla violenza. L’intervento è di carattere relazionale o psico-sociale, non terapeutico e consiste in un percorso di colloqui, a cadenza periodica e di durata variabile, in base alle esigenze della donna. I colloqui di accoglienza vengono stabiliti e fissati con la donna secondo tempi e modalità condivise.; hanno l’obiettivo di aprire uno spazio alla donna per parlare di sé, per elaborare il suo vissuto di violenza e superare il danno da trauma. La metodologia prevede che ogni azione, dall’ attivazione di servizi, alle possibili denunce, separazione, o qualsiasi altra azione, venga intrapresa solo con il consenso della donna e che si lavori sempre per il suo vantaggio secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e anonimato e del non giudizio. Alla donna non vengono offerte soluzioni precostituite, ma un sostegno specifico e informazioni adeguate, affinché possa trovare la soluzione adatta a sé e alla propria situazione. 

– Informazioni e consulenza legale di primo livello;

– Consulenza psicologica, nel caso in cui le operatrici con la donna ne rilevino la necessità;

 – Accompagnamento nella ricerca di una soluzione abitativa;

 – Accompagnamento nella ricerca di un inserimento lavorativo, analizzando con la donna i suoi desideri e le sue inclinazioni anche attraverso il confronto con le altre donne con i “ laboratori del fare”; 

 – Affiancamento nella fruizione dei servizi, nelle procedure amministrative-burocratiche, nel percorso giudiziario; 

– Gruppi di sostegno e di auto-aiuto; 

 Il Centro è un luogo di transito verso l’autonomia e la crescita personale, un luogo per sottrarsi alla violenza, è un luogo di avvicinamento alla libertà. La violenza a quella donna non è un episodio senza ritorno, ineluttabile: dare fiducia per avere fiducia e costruire insieme il percorso di uscita. Donne volontarie o retribuite in continua formazione specifica sulla violenza, ancora non è stat avviata presso il Centro di Paterno Calabro la  supervisione permanente per processi di traumatizzazione secondaria e rischio burnout, per assenza di fondi , ma è nei programmi per l’incolumità psicologica di chi lavora nel Centro

L’avvicinamento di nuove volontarie prevede ogni anni  corsi con periodi affiancamento . “Figura chiave nella vita del Centro è l’ operatrice che deve possedere alcuni elementi essenziali, riguardanti la sua formazione nel campo del femminismo, dell’empowerment e delle politiche di genere. L’operatrice può avere competenze specializzate in alcuni settori di intervento: per esempio, essere un’operatrice di accoglienza per i colloqui personali o una conduttrice di gruppi di sostegno” ; 

L’organizzazione interna del  Centri Antiviolenza: empatia e normalità 

Non esistono modelli organizzativi predeterminati all’interno dei Centri antiviolenza, questo implica un alto senso di responsabilità rispetto al servizio, di fiducia e disponibilità reciproche, di una costante attività di confronto e verifica. Ruoli e funzioni , gradi diversi di responsabilità, si adattano ai tempi, alle necessità ed alle emergenze delle donne.

In sintesi le attività nelle quali siamo  impegnate sono :

– l’attività di rete e coordinamento con i servizi pubblici e privati presenti sul territorio, che concorrono a fornire sicurezza, protezione e aiuto alle donne (pronto soccorso, servizi socio-sanitari, forze dell’ordine, istituzioni giudiziarie, associazioni ecc.) al fine di ottimizzare e coordinare il percorso di uscita dalla violenza; 

– Progettazione  e realizzazione di  percorsi di formazione sia del personale interno che dei soggetti esterni; 

– attività di promozione e prevenzione ; 

– sensibilizzazione, diffusione di buone prassi e campagne di prevenzione sul territorio contro la violenza maschile per rispondere all’esigenza immediata e operativa di sensibilizzare e rafforzare la rete dei servizi sul territorio;

 -promozione della ricerca (indagini qualitative e quantitative), anche attraverso la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alle donne che accedono al Centro, garantendo la massima riservatezza

– promozione di politiche e piani d’azione locali, nazionali e internazionali contro la violenza, interloquendo con le amministrazioni nazionali, regionali .

 

Ad oggi sono stati raggiunti 34 Sindaci dei comuni limitrofi e non solo: Comune di Aiello Calabro, Comune di Altilia, Comune di Aprigliano, Comune di Belsito, Comune di Bianchi, Comune di Carolei, Comune di Carpanzano, Comune di Castrolibero, Comune di Cellara, Comune di Cerisano, Comuni di Colosimi, Comune di Dipignano, Comune di Domanico, Comune di Falconara Albanese, Comune di Figline Vigliaturo, Comune di Grimaldi, Comune di Lago, Comune di Longobardi, Comune di Malito, Comune di Mangone, Comune di Marano Marchesato, Comune di Marano Principato,  Comune di Marzi, Comune di Mendicino, Comune di Panettieri, Comune di Parenti, Comune di Pedivigliano, Comune di Piane Crati, Comune di Rogliano, Comune di San Benedetto Ullano, Comune di San Fili, Comune di Santo Stefano di Rogliano, Comune di Scigliano, Comune di San Vincenzo La Costa, e molti altri saranno contatti nei giorni seguenti.

“E’ obiettivo del Centro coinvolgere nelle attività in programma – anche attraverso il sostegno della pubblica amministrazione – i responsabili dei servizi sociali, delle forze dell’ordine territoriali, i medici di base e le guardie mediche, al fine di condividere un’unica metodologia”, il messaggio finale. 

 

 

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