Lun 26 Lug 2021
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Sit in, manifestazioni, promesse, ma ancora un nulla di fatto per i tirocinanti

Prosegue inesorabile il calvario dei tirocinanti calabresi. Nonostante tante siano state le manifestazioni di protesta e le conseguenti rassicurazioni per questa classe di lavoratori ancora non c’è pace.

La regione Calabria da terra di eccellenze e di tradizioni è passata, da quanto evidenziato dalla più recente cronaca, a “immeritata protagonista per la vicenda dei circa 7.000 tirocinanti calabresi, madri e padri di famiglia che da anni con lo status infamante di “tirocinante” prestano servizio in qualità di veri e propri dipendenti pubblici ma senza alcun diritto spettante a qualsiasi lavoratore in termini contributivi e previdenziali. E’ un fatto alquanto grave e ingiustificato la maniera in cui è stata lesa la dignità di queste persone che hanno soltanto la colpa di essersi trovati ingabbiati in un percorso di sfruttamento e di umiliazione nei loro confronti che continua fino ai giorni nostri e che non ha mai trovato regolarizzazione da parte della classe politica calabrese e non. Scorretta è stata la pratica di utilizzo di queste persone che però sono state sottese per anni da promesse illusorie in termini di garanzie lavorative vere e proprie da parte di sedicenti aggregati appartenenti alle più svariate etnie politiche per finalità puramente elettorali e clientelari. Mossi da esasperazione e da insofferenza per la loro condizione di bacucchi di turno, i circa 7.000 tirocinanti calabresi si sono resi protagonisti di svariate manifestazioni di protesta coadiuvati dal sindacato USB, in cui chiedono a gran voce dignità al lavoro e una regolarizzazione della loro annosa e precaria condizione lavorativa rifiutando nuove proposte di proroghe peraltro illegali e perseguibili dinanzi la Corte europea dei diritti dell’uomo.