Mar 7 Dic 2021
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Cosenza: morte Bergamini, davanti il tribunale si chiede giustizia

I primi sono una ventina, tra uomini e donne, ragazzi e ragazze, riuniti sotto le bandiere del Cosenza calcio, la sua squadra. I più puntuali, una decina, arrivano verso le 9.30 e iniziano a sventolare i drappi rossoblu «Noi vogliamo la verità e manifestiamo solo per una giustizia giusta». Questa mattina arrivano alla spicciolata davanti il tribunale di Cosenza tifosi del Cosenza, amici, conoscenti e parenti di Bergamini. Tutti si pongono lo stesso interrogativo: come e perché stato ucciso Denis? Oggi, a distanza di 32 anni da quel maledetto giorno, si arriva in tribunale alla conclusione della terza inchiesta aperta sulla morte del calciatore ad opera del magistrato Eugenio Facciolla. C’è anche un mazzo di rose rosse sulle scale del palazzo di giustizia come segno tangibile del ricordo sempre vivo di quel ragazzo che non meritava una fine così atroce.

Unica indagata la ex fidanzata Isabella Internò, accusata di essere responsabile, in concorso con ignoti, dell’omicidio del calciatore.

“È stato prima stordito – è convinta la Procura – con del cloroformio (o una sostanza simile impossibile da rintracciare), poi soffocato in modo soft forse con un sacchetto di plastica e infine fatto sormontare dalla ruota del camion all’altezza del bacino, per simulare il suicidio”. Il movente non è ancora chiaro: certo è che i due ragazzi vivevano una relazione assai burrascosa, che la ragazza era giovanissima e a 19 anni, nel 1987, aveva abortito a Londra, di nascosto dalla sua famiglia, accompagnata proprio da Denis. Un’onta da vendicare, “la ragazza deve aver cercato l’aiuto e l’appoggio della sua famiglia”, scrive infatti la Polizia giudiziaria nell’informativa finale, anche se la Procura non ha trovato alcun elemento per accusare i familiari della donna.

Isabella Internò si è sempre professata innocente, ma della sua estraneità ai fatti non ne è convinta neppure la Procura di Cosenza secondo la quale quello di Denis fu un omicidio e non un suicidio: Bergamini, secondo il racconto della donna, si sarebbe tuffato sotto il camion, per poi essere trascinato per circa sessanta metri. Avrebbe dovuto, dunque, essere maciullato. E invece i tessuti del suo corpo sono ancora oggi intatti (il cadavere è stato riesumato quattro anni fa). Così come senza un graffio è l’orologio che portava al polso. I suoi vestiti non sono mai stati più trovati. Mentre le analisi effettuate dai carabinieri del Ris hanno accertato che alcune delle ferite compatibili con lo schiacciamento da camion, sono state fatte dopo la morte di Bergamini, come a inscenare un depistaggio. “La ruota del camion – si legge nella relazione tecnica dell’incidente probatorio effettuato nel novembre del 2017 – ha sormontato a bassa velocità un corpo disteso e inerme (…)” lasciando “arti superiori, inferiori e viso perfettamente integri e puliti”.