Mar 23 Lug 2024
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Barbalace a Coldiretti: “Si impegni con noi a risolvere il problema”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Spett.  Redazione, Egr. Direttore,

Le scrivo in merito ad un articolo uscito sulle vostre pagine il 26 c.m. tramite un comunicato di Coldiretti con tema la ‘nduja in USA, essendo stato citato in tale articolo nella qualità di Vice Sindaco del Comune di Spilinga. In riferimento a ciò volevo esprime le seguenti delucidazioni:

“Non pensavo che un’associazione di categoria come Coldiretti, di cui ho grande stima per la professionalità con cui lavora da anni in modo eccellente a difesa degli agricoltori italiani, si facesse trascinare in una polemica pretestuosa creata ad arte da qualcuno che, da qualche tempo, insiste invano a voler mettere in cattiva luce la mia persona. Basta notare i toni e si evince facilmente tale spirito. Anche in questo caso, dove il sottoscritto viaggia all’estero e partecipa ad un evento a titolo personale e non da vicesindaco.

Detto ciò, passo alle cose importanti, e ne approfitto per chiarire e approfondire in modo serio, un tema molto importante, a questo punto, direttamente con il presidente regionale dell’associazione, Franco Aceto, che da come si evince dallo stesso comunicato, evidentemente non conosce la mia attività trentennale, spesa in un continuo e costante impegno verso la tutela della “vera” ‘nduja di Spilinga e verso la sua massima diffusione e promozione a livello nazionale e internazionale.

Ad iniziare dalla spinta iniziale per la costituzione del Consorzio, insieme ai produttori di allora tutti in sintonia, o sulle tante battaglie per il riconoscimento del marchio, con la presentazione della prima istanza. Non mi dilungo su questo, in quanto penso sia riconosciuta da chi non ha giudizi di parte ma onestà intellettuale. 

Quindi, è bene chiarire in modo fermo, che conosco bene il prodotto “‘nduja di Spilinga” e la differenza con altri prodotti, che possono essere solo simili ma non uguali, ma è un discorso che va approfondito non solo per l’Estero ma anche e soprattutto a livello regionale (e qui farò successivamente un approfondimento), nazionale ed anche internazionale, ad eccezione appunto degli Stati Uniti d’America.

Il progetto portato avanti negli Stati Uniti, da Francesco Fiamingo dell’azienda “Bellantone”, che vuole altresì coinvolgere, come già aveva scritto in un recente articolo sulla “Voce di New York” le altre aziende spilingesi,  parte da una considerazione basilare, il fatto che ad oggi negli Usa non si possono importare carni di maiale dalla Calabria, in quanto ad oggi regione riconosciuta non indenne da malattia vescicolare del suino, dalle autorità statunitensi l’APHIS/USDA (Ministero Agricoltura e tutela prodotti alimentari) che definisce il “rischio Paese” in relazione allo status sanitario relativamente alle patologie animali e alla sicurezza alimentare.

Per poter esportare è necessario che il Paese speditore abbia concluso un accordo con codeste Agenzie. Ad avere questa autorizzazioni, oggi in Italia, sono, tramite procedure particolarmente complesse e costose, solo ed esclusivamente gli stabilimenti presenti nella cosiddetta “macroregione italiana che comprende Lombardia,  Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, le province  autonome di Trento e Bolzano, Friuli, Liguria, Marche e Valle d’Aosta.

E’ proprio notizia di queste settimane l’ottenimento di questa importante attestazione di qualità anche per la Regione Umbria e Toscana. Si tratta di un risultato molto importante per loro, frutto della valida collaborazione tra Sanità Veterinarie e Sicurezza Alimentare della Regione Umbria, Ministero della Salute e l’Ambasciata Italiana negli Stati Uniti, e aggiungerei delle associazioni di categoria, grazie al quale ora potranno esportare i prodotti di carne suina, a cominciare dai prosciutti, dalla Finocchiona passando per salami, salsicce, e gli altri prodotti insaccati, negli Stati Uniti. 

Detto ciò, proprio il fatto della non possibilità di esportazione della originale ‘nduja di Spilinga, prodotto dagli stabilimenti calabresi, ha permesso in questi anni una diffusa e dannosa divulgazione e distribuzione di prodotti veramente “fake” spacciati proprio per ‘nduja di Spilinga e prodotti, con ingredienti anche di scarti di prosciutto cotto il cosidetto “prosciutto spread” e altro, da aziende statunitensi, tedesche ecc. In base ad un indagine di mercato, è stato accertato, che la percezione degli statunitensi sulla ‘nduja era quella che era stata creata in modo veramente falso, in tutto e per tutto.

Da lì il produttore Fiamingo, che in una nota successiva spiegherà il “progetto” portato avanti insieme ad uno stimato imprenditore di origine calabrese residente in Usa, che si è prodigato a difendere appunto la bontà dell’originalità della ricetta spilingese ed ottenere le relative autorizzazioni sanitarie, e non nell’affermare e tantomeno parificare la qualità della ‘nduja di Spilinga con quella prodotto in USA, ma nel frattempo, producendo lì (visto che non si può fare diversamente) una ‘nduja con il metodo tradizionale ed il produttore originale, aprendo così le porte ad una riconoscibilità del prodotto al consumatore americano.

Quindi, non entrando in nessuna concorrenza con le aziende ed il prodotto spilingese, e smentendo categoricamente chi definisce un “fake” ai danni dei produttori, cosa che  paradossalmente, chi lo afferma, conoscendo bene l’attuale disciplinare di produzione della “nduja di Spilinga”, che specifica un’area delimitata a Spilinga e dintorni, dovrebbe allora indirizzare alle aziende di Cosenza e di altre provincie, alcune dei quali associate a Coldiretti, che attualmente producono ‘nduja e la chiamano in alcuni casi di Spilinga, facendo si concorrenza agli spilingesi. E’ questo il paradosso, ma qui forse chiudiamo un occhio o tutti e due.

Una posizione assunta, quindi da Fiamingo, a cui si possono associare altri spilingesi, in attesa che si possa in qualche modo sbloccare lo stallo della problematica sanitaria calabrese, grazie all’apporto di tutti, Ministero, Regione, Asp e associazione di categoria, compresa naturalmente Coldiretti e che, quindi, come concretizzato anche dall’Abruzzo, si possa finalmente liberalizzare un mercato “senza confini” come quello Statunitense per tutte le aziende di prelibati salumi della Calabria, anche le soppressate, capicolli ecc, che alcune aziende calabresi già hanno intrapreso con lo stesso percorso di produzione in Usa, ma che, guarda caso, nessuno ha citato.

Una problematica, comunque, di cui ho avuto il piacere di parlarne proprio al Fancy Food, direttamente con alcuni rappresentanti di Coldiretti e soprattutto con il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che mi ha sottolineato l’impegno verso questa direzione anche della Sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro e dell’Eurodeputato Denis Nesci, che ringrazio anticipatamente. 

L’invito che rivolgo al presidente regionale di Coldiretti, Franco Aceto, lo stesso che farò nei prossimi giorni anche alle altre associazioni di categoria, è proprio quello di incontrarci e affrontare questa problematica, per una sana e importante battaglia sinergica da condurre tutti insieme, non l’uno contro l’altro solo per prese di posizione, ma sì, solo a danno degli agricoltori e produttori calabresi, spesso citati all’estero sempre in guerra tra di loro. Smentiamo anche questa visione, lavorando uniti verso il raggiungimento dell’importate traguardo”